Cani, lupi e turisti. I cani da guardiania non sono una risposta

Categoria: Ambiente

improvvisata alla presenza del lupo. Sono il prodotto di oltre ventiquattro secoli di selezione condotta dai pastori

Paola Peresin martedì, 18 Agosto 2026 qdpn.it lettura3’

Ecco i fatti riportati: quattro escursionisti sono stati aggrediti da cani da guardiania nella zona di Casera Malga Grava, nel comune di Val di Zoldo, mentre rientravano dallo Spiz Zuel percorrendo la strada forestale. Due di loro hanno riportato ferite da morso alle mani e alle gambe; altri due si sono rifugiati nel bosco per sottrarsi all’attacco. Una seconda pattuglia di quattro escursionisti, che scendeva più a monte, è stata intercettata dai tecnici del Soccorso Alpino Veneto della stazione Val di Zoldo e trasportata a valle con i mezzi prima di attraversare la zona critica. I due feriti si sono recati autonomamente al pronto soccorso di Agordo.

I cani da guardiania non sono una risposta improvvisata alla presenza del lupo. Sono il prodotto di oltre ventiquattro secoli di selezione condotta dai pastori e dagli allevatori, affinate da generazioni e generazioni che praticamente hanno forgiato una razza di cani in grado di difendere pecore e vacche dai grandi predatori e dal furto di bestiame. La selezione artificiale dei pastori e allevatori italiani si è concretizzata in una trasmissione orale di un sapere pratico che nessun manuale accademico ha originato e che nessun corso universitario ha mai sostituito.

Il Cane da Pecora Abruzzese è il prodotto pratico della cultura rurale del nostro Paese: ciascuno di questi animali porta incorporata una tradizione millenaria che è, nella sostanza, una forma di ecologia applicata ante litteram. Chi riduce i cani da guardiania a una misura tecnica adottata in risposta alle linee guida europee sui grandi carnivori dimostra di non conoscere, purtroppo, né la zootecnia né la storia dell’allevamento né tantomeno la cultura rurale del nostro paese.

Solo un ingenuo, scarso conoscitore di cani e di cultura rurale, può pensare che sia sufficiente acquistare dei cani e metterli accanto a una pecora o a una vacca perché il tutto vada a regime. Non funziona così, e chi conosce la cultura pastorizia lo sa bene. È l’occhio fino del pastore e dell’allevatore, maturato sul campo, a valutare il tipo di rapporto che si instaura tra cani, pecore o vacche e uomini, e a decidere se quel rapporto sfocerà nel lavoro atteso.

E quando cambia una variabile? Quando ritornano i grandi predatori in aree in cui, momentaneamente, erano scomparsi? O quando lupi e orsi non se ne sono mai andati ma cresce inesorabilmente la presenza turistica, che si fa? Si fa quello che la nostra specie è capace di fare più di qualunque altra specie vivente: ingloba nella propria cultura la nuova variabile e impara da chi se la cava meglio. Pastori e allevatori hanno inglobato nel corso dei secoli nuove culture umane e zootecniche, è questo il sapere esperienziale dei nostri pastori e dei nostri allevatori, è questa la nostra cultura rurale: nuove razze di domestici, nuove tecniche di allevamento, nuovi trasporti, nuove tecnologie, nuove risposte alle pressioni ambientali e tanto, tanto altro. La cultura rurale è tutto questo.

Questo non esime nessuno dalla necessità di una diagnosi amministrativa precisa di quanto accaduto a Val di Zoldo. La coesistenza tra cani da guardiania, greggi al pascolo e fruizione escursionistica del territorio non si governa con le intenzioni. Si governa con strumenti: segnaletica adeguata e precoce lungo i sentieri che intersecano le zone di pascolo sorvegliato, protocolli chiari di responsabilità tra allevatori, enti gestori del territorio e autorità sanitarie, formazione degli escursionisti sui comportamenti corretti in prossimità di armenti con cani.

La cultura rurale che ha selezionato questi animali ha sempre saputo che la guardiania funziona quando il confine tra il gregge e il mondo esterno è riconoscibile. Quando quel confine non è segnalato, il cane non distingue tra predatore e escursionista: fa il suo lavoro, che è esattamente quello per cui è stato selezionato.

La soluzione non è mettere in discussione la presenza dei cani da guardiania. La soluzione è rendere la loro presenza governabile.