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		<title>La posizione del ministro della Giustizia. Concorso esterno e intercettazioni, Nordio alla prova del fuoco tra “obbedisco” e sfida alla sua premier</title>
		<description>Discussione La posizione del ministro della Giustizia. Concorso esterno e intercettazioni, Nordio alla prova del fuoco tra “obbedisco” e sfida alla sua premier</description>
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			<title>walter scrivi:</title>
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			<description><![CDATA[Carlo Nordio, Vittorio Feltri: se anche l'Unità difende il ministro Vittorio Feltri 20 luglio 2023a a a liberoquotidiano.it Leggo volentieri l’Unità perché, anche nella nuova versione tornata in edicola da alcuni mesi, nove volte su dieci mi conferma nella convinzione che peggio della destra c’è solo la sinistra. Il restante dieci per cento dei casi ha il potere di rasserenarmi perché dimostra che nessuno è perfetto, neanche il comunista stagionato in botti di rovere, com’è senza dubbio Piero Sansonetti. La sua imperfezione, che lo distingue per sua fortuna da Elly Schlein, si chiama garantismo. Più che un difetto lo chiamerei un vizio, dato che ce l’ho anch’io. Ieri Sansonetti, direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, ha scritto un articolo i cui contenuti sottoscrivo in pieno. Piero non si limita a dar ragione al ministro Carlo Nordio sulla necessità di rimediare a una anomalia nella teoria e nella pratica giudiziaria italiana. Vige da noi una figura di reato creata dalla Cassazione nel lontano 1994 e che è non prevista da alcuna norma di legge: mi riferisco al «concorso esterno in associazione mafiosa». L’Unità ha il merito di costringerci a spostare lo sguardo dalla dottrina e dalla convenienza politica al caso concreto. Ha esaminato la vicenda di Antonio D’Alì, per ventiquattro anni senatore di Forza Italia eletto a Trapani, e dal 14 dicembre scorso nel carcere di Opera dove si è consegnato dopo la condanna a sei anni sanzionata dalla Cassazione appunto per «concorso esterno». All’assurdità giuridica si somma l’anomalia del percorso processuale che rende doppiamente deplorevole la permanenza in carcere di D’Alì. Il politico berlusconiano è stato assolto in primo grado a Trapani, riassolto in appello a Palermo. Quindi la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale, e si è rifatto il processo. Pare che il nostro uomo nel 1994 sia stato eletto con i voti del clan mafioso dei Messina Denaro, che festeggiarono la vittoria del loro preferito.]]></description>
			<dc:creator>walter</dc:creator>
			<pubDate>Thu, 20 Jul 2023 18:57:24 +0000</pubDate>
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