subentrando ai Longobardi.. senza dubbio farla franca nel senso di cavarsela senza problemi sfuggendo non solo alle gabelle, ma anche a eventuali sanzioni
Marcello Marzani, 27 Settembre 2026 qdpn.it lettura 2’
Originari delle terre germaniche situate a est del Reno, i Franchi si impadronirono del Veneto nell’VIII secolo d.C. subentrando ai Longobardi: tuttavia, dinanzi all’inarrestabile avanzata carolingia, Venezia non capitolò, rimase nell’orbita bizantina e riuscì addirittura a consolidare la propria autonomia.
Guerrieri abili e spietati, i Franchi erano tanto temuti quanto disprezzati dai nemici che ne mettevano in risalto la rozzezza e la scarsa propensione all’igiene. Su un aspetto, però, tutti concordavano: i Franchi erano estremamente coraggiosi e per nulla al mondo sarebbero fuggiti dinanzi al pericolo.
Una circostanza questa, che ha lasciato tracce indelebili anche nella nostra lingua. Nel dizionario Treccani la parola “franco” è associata all’individuo ardimentoso e talmente intrepido da rasentare la sfrontatezza. Peculiarità, queste, che vanno di pari passo con l’ideale di uomo libero, svincolato da obblighi e imposizioni.
Se nel Medioevo il termine “franco” riguardava prevalentemente la sfera mercantile (le fiere franche erano quelle nelle quali si partecipava senza versare tributi), con il trascorrere dei secoli esso si ritrova in saggi storici e opere letterarie; lo usarono, fra gli altri, Dante, Petrarca, D’Azeglio, Leopardi e Carducci che ne sollecitarono la diffusione negli ambiti più disparati: ancora oggi i marinai liberi dal servizio trascorrono il tempo libero in franchigia; la merce franco magazzino compratore pone al riparo l’acquirente da costi e rischi che restano a carico del venditore; nell’importazione franco valuta non è dovuto il pagamento con moneta estera. Il porto franco, e Venezia lo divenne già all’epoca del dominio asburgico, è una zona nella quale si gode dell’esenzione da tasse, dazi e tributi: un escamotage per attrarre capitali e incoraggiare il commercio.
E ancora: affrancare, mostrare la faccia franca, franco posta, francamente, in tutta franchezza sono esempi nei quali all’assenza di impedimenti si aggiungono chiari riferimenti alla sincerità e alla genuinità.
Fra le espressioni più comuni nel linguaggio quotidiano vi è senza dubbio farla franca nel senso di cavarsela senza problemi sfuggendo non solo alle gabelle, ma anche a eventuali sanzioni. A “farla franca” sono il malvivente che sfugge alle maglie della giustizia, lo studente impreparato che evita per un pelo l’interrogazione, colui che combina un guaio ma non viene colto sul fatto.
Tutte circostanze nelle quali la libertà, la spontaneità e la sincerità cedono il passo alla menzogna e alla malafede: ma come sosteneva il celebre scrittore Wilbur Smith: “la gente se ne infischia della lealtà e della correttezza. Conta soltanto aver successo e farla franca”.
(Autore: Marcello Marzani)
(Foto: Albrecht Durer- Wikipedia)
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