Dall’Europa agli Usa al Brasile. Tutte le sinistre sono infelici. Tra rifondazione,

Categoria: Cultura

sbandamenti e luoghi comuni Si somigliano tutte, ma ognuna fa a modo suo. La globalizzazione e l’identità, il lavoro e l’immigrazione,

di Stefano Cingolani 10 OTT 26 ilfoglio.it lettura3’

l’AI e la tecnodestra: i dilemmi dei progressisti di tutto il mondo. Un dizionario

Tutte le sinistre occidentali sono infelici, e lo sono allo stesso modo. Leggendo i programmi – o meglio, la raccolta dei loro proclami – troviamo i medesimi slogan, uguali in Spagna come in Francia, in Germania, in Brasile, persino negli Stati Uniti, per non parlare dell’Italia. Ma forse la parola davvero ricorrente è Rifondazione, con la maiuscola perché più che un progetto è un’idea filosofica, frutto di una sintesi tra diversi, anzi tra gli opposti. In Italia è legata al ricordo ormai appassito di Fausto Bertinotti che voleva rifondare anche gli scranni di Montecitorio, sul più alto dei quali si era seduto dal 2006 al 2008. Oggi ha un ben altro valore (o una valenza, per usare l’espressione cara a sinistra). Che sia o no un caciocavallo appeso, sarà la Storia a dirlo – per ricorrere al citatissimo quanto dimenticato don Benedetto (Croce, ovviamente). Ma fa impressione trovare la Rifondazione come obiettivo numero uno nelle anime inquiete che attraversano il partito socialista francese, anime divise da sempre che solo François Mitterrand riuscì a tenere insieme. La troviamo nel Partito socialista operaio di Sánchez, “Pedrito el drito” che si gioca il tutto per tutto con le elezioni anticipate. Quanto al partito tedesco, padre fondatore di tutte le socialdemocrazie mondiali, s’arrovella, come è d’uso nella patria della filosofia moderna, sui bei tempi perduti, quelli di Willy Brandt o anche del moderato Helmut Schmidt. Meno scontato è trovare una Rifondazione al di là dell’Atlantico, tra le prediche di nonno Bernie (l’onorevole senatore Sanders) circondato ormai da una folla di nipotini. Colpisce, invece, Luiz Inácio Lula da Silva, detto Lula, che si è fatto le ossa da metalmeccanico prima di arrivare e poi tornare altre due volte al potere: oggi ammette la sconfitta nel primo turno delle presidenziali, non solo sua, ma della sinistra, e vuole una refundação.

Pedro rischia tutto, Lula chiede una refundação. L’inquietudine dei socialisti francesi e dell’Spd, mentre oltreoceano si moltiplicano i nipoti di Bernie Sanders

Tutti la invocano, tutti la desiderano, ciascuno a modo suo. Nel nostro prontuario dei luoghi comuni quindi invertiamo la regola (tanto ormai lo si fa ovunque e comunque) cominciando proprio dalla parola più usata e abusata. Poi rientreremo nei ranghi.

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Bolsonaro vola nei sondaggi in vista del ballottaggio del 25 ottobre, ma la sfida con Lula passa anche dai tribunali. Il giudice Moraes ordina l’arresto del fratello Eduardo e il candidato promette di limitare il potere dei magistrati

diMaurizio Stefanini

RIFONDAZIONE, ma è meglio al plurale. Di quante rifondazioni abbiamo sentito parlare e quante ne abbiamo viste da quando le sinistre (anche in questo caso meglio il plurale) sono state rimesse in discussione dalla storia? Vogliamo cominciare con il mitico congresso della Spd a Bad Godesberg del novembre 1959: il partito socialdemocratico tedesco abbandona il marxismo, si apre dalla classe operaia a tutto il popolo, ribadisce la sua collocazione atlantica e si presenta come pronto ad andare al governo (avverrà dieci anni dopo con Brandt). La Bad Godesberg italiana è coincisa con il Congresso di Roma al Midas Hotel che ha eletto Bettino Craxi, nel 1976, segretario del partito socialista. Per il Pci bisogna attendere la Bolognina il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino. Nella Francia del maggio ‘68, più che una rifondazione s’invocava una palingenesi, mettendo al potere la fantasia. L’allora partito comunista che monopolizzava l’opposizione al gollismo rifiutò di rifondarsi, il suo segretario Georges Marchais ingoiò bon gré mal gré l’eurocomunismo proposto dai compagni italiani guidati da Enrico Berlinguer, mentre Santiago Carrillo – nella Spagna appena risvegliatasi da quarant’anni di franchismo – gestiva la transizione insieme ai centristi di Adolfo Suàrez. E’ stato Felipe Gonzalez a rifondare i socialisti spagnoli di sponda con Craxi. Tornando a Lula, anche il suo radicalismo di un tempo ha lasciato il posto al riformismo sociale, per esempio aprendo alla collaborazione pubblico-privato e accettando le ricette del Fondo Monetario Internazionale. Ma non è bastato…