In Usa la politica dipende dai miliardari

Categoria: Estero

Intanto, autorevoli membri dello staff di Obama si sono già piazzati in ruoli apicali in Google, Uber, Amazon

 di Franco Adriano Italia Oggi 11.2.2017

Il giuramento, il 7 febbraio scorso, della titolare dell'Istruzione Usa, Betty DeVos, la più contestabile della squadra del presidente Donald Trump, almeno secondo la quasi uniformità delle critiche dei media Usa, è il suggello. Bianca, miliardaria, filantropa, Betsy DeVos, moglie di Rich (detto Dick) DeVos, ceo nonché figlio del fondatore di Amway (azienda conosciuta in Italia in particolare per il marchio di integratori Nutrilite), secondo i liberal appartiene alla genìa di finanziatori bianchi della politica americana (difficile trovare famiglie di doners di razza non caucasica) che proprio dopo l'amministrazione di Barack Obama hanno considerato di impegnarsi in prima persona, uscendo dal dietro le quinte (a proposito si calcola che i DeVos abbiano sborsato per i repubblicani non meno di 200 milioni di dollari).

Ci sono precedenti di presidenti americani che hanno fatto entrare nei gabinetti grandi donatori. Tuttavia, la squadra di Trump costituisce un primato. Come si può ben immaginare è la più ricca che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. All'insediamento di George W. Bush il suo staff venne soprannominato il team dei milionari perché la ricchezza dei suoi componenti venne calcolata in 250 milioni di dollari. Bruscolini in confronto alla squadra di Trump che patrimonialmente, secondo Politico, varrebbe 35 miliardi di dollari. E passi se, curricula alla mano, è la meno esperta di amministrazione che ci sia mai stata.

Perché, dunque, la scelta di esporsi così tanto in prima persona da parte di soggetti che hanno sempre dimostrato di farne volentieri a meno? Forse per tentare di restaurare in extremis un sistema di potere che si stava definitivamente sgretolando a colpi di bit. Si disse, infatti, fondatamente, che Obama, dietro alla splendida facciata politically correct dello star system hollywoodiano, era stato portato dal vento delle multinazionali high tech, bandiere del nuovo potere Usa nel mondo. La prova si avrà se si realizzerà l'anticipazione del New York Times secondo la quale Obama svolgerà un ruolo da capitano superconsulente nella Silicon Valley. Intanto, autorevoli membri del suo staff si sono già piazzati in ruoli apicali in Google, Uber, Amazon, a dimostrazione della sfida tra il vecchio e il nuovo potere Usa che non si è risolta nelle urne il 4 novembre.

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