EUPORN - IL LATO SEXY DELL'EUROPA Le acrobazie politiche dei paesi dalle ombre lunghe

Categoria: Estero

Svezia e Danimarca costruiscono nuovi equilibri politici, una a destra, l’altra resuscitando (addirittura!) il centro. Analogie possibili con l’Italia

PAOLA PEDUZZI E MICOL FLAMMINI 27.10. 2022 ilfoglio.it

Quando era ragazzo, il primo ministro svedese Ulf Kristersson era un ginnasta di successo e oggi che deve tenere insieme un governo di destra di minoranza che si regge sull’appoggio esterno della destra estrema dei Democratici svedesi, molti ricordano quanto sia esperto con le acrobazie. Certe esperienze giovanili torneranno utili a questo politico-economista conservatore che ha attraversato di persona, con qualche sconfitta, la trasformazione dei Moderati, il partito di cui è leader e che alle elezioni dell’11 settembre scorso è arrivato terzo, con il 19 per cento dei consensi. Davanti a lui i Democratici svedesi, appunto, con poco più del 20 per cento dei voti, e il Partito socialdemocratico dell’ex premier Magdalena Andersson, che queste ultime elezioni le ha stravinte con il 30 per cento ma è finita all’opposizione. Ritrovare l’equilibrio nella formazione del governo non è stato facile e non lo sarà nemmeno governare, visto che non soltanto destra e sinistra hanno uno scarto in Parlamento invero piccolo, ma all’interno del mondo di destra i Democratici svedesi sono cresciuti, tutti gli altri hanno perso. E si sono anche “estremizzati”, ci ha detto Goran von Sydow, direttore dello Swedish institute for European policy studies: “Si definivano liberal-conservatori, ora ricoprono posizioni sempre più radicali anche sull’immigrazione”. E’ una delle acrobazie di Kristersson, che era stato esponente dell’ala liberale dei Moderati, aveva perso la sfida contro quello che sarebbe diventato, nel 2006, il premier Fredrik Reinfeldt, ed era diventato un esponente della cosiddetta “generazione perduta dei liberali”. Ora invece Kristersson fa patti con la destra estrema e anche se, vista da questo nostro sud in cui la destra liberale ha perso i suoi connotati, la sua cultura resta quasi centrista, la nuova coalizione svedese apre a parecchie incognite. Intanto perché senza i Democratici svedesi la destra in Svezia non potrebbe governare. E poi perché l’esclusione della destra estrema – il famoso cordone sanitario che in altre parti d’Europa, come in Germania, resta rilevante – si è trasformata in uno sfacelo per gli altri partiti di destra. Che hanno dovuto fare, anche loro, parecchie acrobazie, senza nemmeno essere stati ginnasti da giovani. I Liberali, per esempio, che a Bruxelles fanno parte di Renew Europe e che hanno poco meno del 5 per cento dei voti, si sono spaccati sull’appoggio ai Democratici svedesi, mentre nel 2018 sostennero i socialdemocratici. Durante la campagna elettorale, ci racconta von Sydow, “hanno fatto la stessa scelta di Renzi e Calenda, cioè non sono stati disponibili a collaborare con la sinistra. Soltanto che a differenza loro, è come se nel momento di formare il governo avessero deciso di appoggiare Giorgia Meloni: un vero paradosso, visto che i Democratici svedesi considerano le forze liberali il loro principale avversario”.