Zelensky sempre più isolato: l’accordo con gli Usa porta alla svendita commerciale del Paese

Categoria: Estero

Il complesso accordo dal valore di 500 miliardi di dollari sull’accesso alle riserve minerarie ucraine da parte delle imprese statunitensi

Thomas Brambilla 21 Febbraio 2025insideover.it lettura3’

Il complesso accordo dal valore di 500 miliardi di dollari sull’accesso alle riserve minerarie ucraine da parte delle imprese statunitensi, annunciato e menzionato più volte dal presidente Trump nelle ultime settimane, potrebbe essere solo una parte di una più ampia trattativa con cui gli Stati Uniti intendono garantirsi una penetrazione di vasta scala nell’economia ucraina in cambio del proseguo del supporto militare al paese invaso dalla Federazione russa nel 2022.

A rivelarlo è una pubblicazione esclusiva del quotidiano britannico The Telegraph, che ha ottenuto un documento privato classificato come “confidenziale” e risalente al 7 febbraio 2025, in cui emergono quelle che sono le intenzioni e i termini delle trattative posti a Kiev da parte dell’amministrazione statunitense. Dettagli che in questi giorni stanno mettendo in grossa difficoltà il presidente ucraino Zelensky, incerto sul cedere a delle richieste che implicherebbero la svendita di buona parte delle potenzialità industriali e di sviluppo del proprio paese. Perché al centro delle discussioni e nel mirino degli Usa non c’è solo una fetta del tesoro minerario ucraino che tanto interessa sia a Mosca che a Washington, ma anche una serie di altri asset strategici come “petrolio e gas, porti, altre infrastrutture”.

L’amministrazione Trump è intenzionata a dare vita ad un fondo di investimenti congiunto che avrà il “diritto esclusivo di stabilire il metodo, i criteri di selezione, i termini e le condizioni” di tutte le iniziative economiche che Kiev potrà prendere una volta firmato l’accordo. Inoltre, il piano darà concretamente a Washington la possibilità di ottenere il 50% di tutte le entrate che l’Ucraina avrà tramite l’estrazione di risorse, e anche il 50% del valore finanziario di tutte le nuove licenze rilasciate ad eventuali terze parti su cui Washington sarà titolata ad esprimersi in ultima istanza per la conclusione di possibili accordi.

Ma non finisce qui, perché ciò che più ha irritato i funzionari ucraini nella sede della conferenza sulla sicurezza di Monaco è l’ipotesi relativa al diritto di “prelazione” sull’acquisto di minerali esportabili di cui godrebbe Washington dopo la conclusione dell’accordo. Un insieme di eventualità che ad oggi irrigidisce i toni fra le due parti, che in queste ore registrano delle nuove tensioni con reciproche accuse fra Trump e Zelensky dopo l’esclusione di quest’ultimo dai primi negoziati sulla guerra tenutisi in Arabia Saudita in presenza di una delegazione statunitense e una russa.

Una tale svendita delle risorse ucraine, che corrisponderebbe ad un commissariamento economico da parte statunitense, dopo aver perso il controllo sulla zona più ricca di risorse del paese con l’occupazione dell’esercito di Mosca, ad oggi non trova il pieno favore nemmeno del governo Zelensky, che già con Biden era stato il primo a mettere sul piatto i propri minerali e le proprie terre rare come possibile scambio per continuare ad usufruire del supporto militare fin dagli ultimi mesi di amministrazione Biden.

In questo contesto, specularmente a quanto accade con l’esclusione degli stati europei dalle trattative di pace, relegati ad un ruolo meramente simbolico o esecutivo di decisioni prese da altri, come dimostra l’idea per cui dovranno essere truppe europee a garantire il rispetto di una pace decisa da Stati Uniti e Russia, l’Unione europea e le sue imprese sembrano rimanere escluse dallo stabilire partnership più approfondite per la ricostruzione dell’Ucraina come dichiarato nelle intenzioni della “Ukraine recovery conference” del luglio 2022, e allontanarsi dall’obiettivo di incrementare in maniera significativa le proprie quote di lavorazione, estrazione e riciclaggio di materie prime critiche sul suolo europeo.

Dopo aver speso 88 miliardi di euro in sostegno economico e militare fornito all’Ucraina e aver annunciato tramite la Banca europea per gli investimenti, nel febbraio del 2022, lo stanziamento di ulteriori fondi per lo sviluppo e il sostegno del paese, l’Unione europea rischia, come Kiev, assumere una posizione irrilevante schiacciata fra gli interessi contrapposti di Usa e Russia sulle potenzialità economiche delle risorse ucraine che sono considerate essenziali per la sicurezza nazionale e industriale delle grandi potenze