L’offensiva anti-Ue dell’amministrazione Usa e della sua cricca di nazi-miliardari ha portato almeno un elemento di chiarezza,
24.2.2025 Francsco Cundari, linkiesta.it lettura 2’
scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette
Dato ormai per scontato il disastroso risultato della Spd (su cui personalmente non avevo dubbi sin da quando, un paio di anni fa, sentii una brillante collega definire Olaf Scholz «il Bersani tedesco»); data ugualmente per scontata la netta affermazione dell’Afd, che però si è limitata a confermare la crescita rilevata da tempo in tutti i sondaggi, nonostante la forsennata campagna condotta da Elon Musk su X e l’incredibile endorsement di J.D. Vance a Monaco; considerato infine il contesto internazionale, dopo il clamoroso voltafaccia degli Stati Uniti, che nel giro di una settimana hanno abbandonato l’Ucraina, riabilitato il regime di Vladimir Putin ed emarginato l’Unione europea (un aiuto niente male per gli antieuropeisti putiniani dell’Afd), direi che il risultato delle elezioni tedesche è forse il migliore tra tutti i pessimi risultati rimasti nel novero del possibile. Soprattutto per quanto riguarda la principale sfida della politica europea di oggi: la guerra in Ucraina, terreno su cui si giocherà l’esistenza stessa dell’Unione. Da questo punto di vista, la notizia migliore è forse il fiasco del partito personale di Sahra Wagenkneckt, la sinistra filoputiniana, no vax e anti-immigrazione presa a modello dal Movimento 5 stelle e dal Fatto quotidiano, l’esperimento finora di maggior successo prodotto dal populismo rossobruno (ma noi forse dovremmo chiamarlo gialloverde) che mentre scrivo balla attorno alla soglia di sbarramento per entrare in parlamento.
C’è da augurarsi che l’offensiva trumpiana contro l’Unione europea, con tutto il suo carico di sopraffazione e spudoratezza, con l’insopportabile prepotenza della sua cricca di nazi-miliardari e con il loro esibito disprezzo per l’idea stessa di un ordine internazionale che non sia basato semplicemente sulla legge del più forte, abbia se non altro portato un elemento di salutare chiarezza nel dibattito pubblico. Lo spazio per la vecchia truffa del “populismo di sinistra”, con i suoi campioni internazionali che fanno il saluto romano, si è improvvisamente ristretto. Non per niente il principale argomento usato da Giuseppe Conte contro il sostegno all’Ucraina è di fatto lo stesso di J.D. Vance. L’impossibilità di «sconfiggere la Russia», come ripete Conte, o il fatto, per usare le parole di un recente tweet di Vance, che «né l’Europa, né l’amministrazione Biden, né gli ucraini avevano alcuna possibilità di vittoria». Non entro nel merito dell’imbroglio retorico – cosa significa vittoria? – fondato su una sorta di gioco delle tre carte attorno agli obiettivi di chi chiedeva semplicemente di difendere gli aggrediti, non certo di marciare su Mosca. Mi basta il cinismo contrabbandato per realismo di un vicepresidente americano secondo il quale, in pratica, il più forte ha sempre ragione e tentare di difendere il più debole è sbagliato per principio. Siamo davanti alla legittimazione, per non dire all’esaltazione, della legge della giungla. Cioè al fascismo, puro e semplice. E tentare di spacciarla per una posizione di sinistra, fortunatamente, si fa ogni giorno più difficile.