IL DESTINO DEL MONDO È NELLE MANI DI UN VECCHIO EGOMANE –

Categoria: Estero

LA CRISI DELLA GROENLANDIA VISTA DALL’ANALISTA IAN BREMMER,

18 gen 2026 18:10 dagospia.com lettura 2’

FONDATORE DEL THINK TANK EURASIA GROUP: “MA QUALE GEOPOLITICA, TRUMP È MOSSO SOLO DALL’EGO. DIETRO QUESTA BATTAGLIA NON C’È NESSUNA NECESSITÀ. IL TYCOON È VECCHIO E HA L’URGENZA DI METTERE IL SUO NOME SU OGNI COSA. DOPO CARACAS SI SENTE INVINCIBILE” – “TRUMP È CONVINTO CHE I PIÙ FORTI POSSANO FARE QUEL CHE VOGLIONO. MA NONOSTANTE LA POTENZA AMERICANA, NON È LUI IL PIÙ FORTE, MA XI JINPING, PERCHÉ IN CINA NON CI SONO ELEZIONI DI MIDTERM, NÉ VINCOLI DA PARTE DELLA MAGISTRATURA…”

Estratto dell’articolo di Anna Lombardi per “la Repubblica”

DONALD TRUMP MOSTRA IL DITO MEDIO A UN CONTESTATORE A DEARBORN NEL MICHIGAN

«È profondamente stupido alzare in questo modo il livello di conflitto con Paesi amici: Danimarca, Francia, Germania e tutti gli altri sanzionati per il sostegno alla Groenlandia sono seri alleati degli Stati Uniti. Trump pensa che in questo modo li convincerà a fare marcia indietro pur di non avere problemi con lui. Ma questo è un ragionamento a breve termine. Non una strategia. Sulla lunga distanza gli Stati Uniti ne usciranno a pezzi».

Ian Bremmer è l'analista esperto di rischi globali, fondatore del think tank Eurasia Group, considerato uno dei più influenti di Washington.

Cosa le fa pensare che i nuovi dazi agli alleati europei possano danneggiare gli Stati Uniti?

ian bremmer

«Diventare l'elemento inaffidabile di un'alleanza significa trasformare la geopolitica in legge della giungla. Trump è convinto che i più forti possano fare quel che vogliono.

Ma nonostante la potenza americana, non è lui il più forte: ma Xi Jinping.

Perché in Cina non ci sono elezioni di Midterm, né vincoli da parte della magistratura, e perché, qualunque cosa pensi di fare, fra quattro anni non sarà più alla Casa Bianca. Il suo atteggiamento sta già spingendo diversi Paesi fra le braccia di Pechino: guardate il canadese Mark Carney che ha appena stretto un accordo con la Cina su soia e automobili».

Perché Trump vuole la Groenlandia a tutti i costi?

DONALD TRUMP E XI JINPING

«Ego e vecchiaia, non certo necessità. Se gli Stati Uniti avessero davvero bisogno della Groenlandia, a Trump basterebbe alzare il telefono e mettersi d'accordo con la premier danese. […]

L'unico piano è giocare al rialzo davanti a qualunque cosa gli si offra. Il fatto è che Trump ha quasi 80 anni, hanno provato ad ucciderlo due volte, e sente l'urgenza di completare quel che si è messo in testa. Vuol mettere il suo nome sulle cose, come ha già fatto con gli edifici di New York o con il Kennedy Center a Washington. E ora che gli è riuscito il colpo in Venezuela si sente invincibile».

Nuuk come Caracas?

POST DELLA CASA BIANCA SUI GROENLANDESI

«Un mese fa, la Groenlandia non era quella priorità che è oggi.

Ma il successo venezuelano ha dato a Trump nuova carica. Si è convinto di poter usare la potenza americana per cambiare le sorti di qualsiasi Paese più debole.

Pensa di poter costringere tutti a fare ciò che vuole lui, con le buone o con le cattive, come ripete spesso. Il documento di Strategia per la sicurezza nazionale pubblicato a novembre era un'impalcatura: ecco, la sta decorando. Il Venezuela è stato il primo trofeo. Ora vuole Cuba e, appunto, la Groenlandia […]»