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Iuri Maria Prado 10 Febbraio 2026 alle 12:36 ilriformista.it lett2’
L’emittente araba allestisce una trasmissione senza contraddittorio. Hamas non rinuncerà alle armi.
Albanese-Meshaal (leader di Hamas), l’asse del male è su Al Jazeera: il mondo scelga da che parte stare
Era difficile anche solo immaginare un “evento” che – per organizzazione e protagonisti – riuscisse a rappresentare in modo tanto efficace il profilo antioccidentale e antisemita che grandeggia in mezzo mondo dopo il 7 ottobre. Ci è riuscita la conglomerata qatariota della disinformazione, Al Jazeera, con il suo “forum” impreziosito dalla presenza di Khaled Meshaal, il leader di Hamas, e di Francesca Albanese, l’attivista che ricopre, usurpandolo, il ruolo di “special rapporteur” alle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei cosiddetti territori occupati palestinesi.
Per intendersi: il primo, Meshaal, è il capo terrorista secondo cui “per il bene dell’umanità è importante che i sionisti siano annichiliti”; la seconda, Albanese, è quella che l’altro giorno, nel solco di un curriculum perfettamente in linea, ha dichiarato che l’umanità ha in Israele “un comune nemico”.
Colleghi ideologici, dunque, concordi nella rivendicazione sterminazionista antisemita camuffata da istanza “antisionista”. L’immunità di cui gode questa signora, dovuta alla copertura che ancora le è garantita dalle Nazioni Unite scandalosamente colpevoli nel lasciarla al suo posto, è anche meno grave di quella che le assicurano i mezzi di informazione e le realtà politico-parlamentari che ne celebrano la militanza.
Ed era appunto uno spettacolo inimmaginabile vedere riunite e accreditate – nella conferenza organizzata dall’emittente di riferimento di Hamas – le supreme rappresentanze di un asse del male ormai completamente disinibito, sfrontato nell’avversare il Piano di pace adottato dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che, lo scorso novembre, subordinava la ricostruzione della Striscia alla smilitarizzazione delle organizzazioni terroristiche lì ancora operanti.
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Quello spettacolo aveva tuttavia un’indiscutibile utilità, perché rendeva chiaro – semmai fosse stato in dubbio – quali siano gli interessi e le parti in gioco. Da un lato, il mondo rappresentato da Meshaal: il quale, con la sua badante dell’Onu, sventola in faccia alla comunità internazionale la pretesa di non mollare il proprio potere di governo, fondato sul progetto di uccidere tutti gli ebrei e sull’ambizione di mantenere Gaza sotto il proprio giogo sanguinario.
Dall’altro lato, il mondo rappresentato da quelli che riconoscono – come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza ha riconosciuto – che Gaza è un problema per la sicurezza della regione e per gli Stati circostanti, e che continuerà a esserlo se non sarà deradicalizzata e se non saranno distrutte le capacità offensive delle formazioni terroristiche che continuano ad imperversarvi. Sta ai Paesi che hanno assistito a quello spettacolo decidere da che parte stare: se con Meshaal e la Albanese, o con il mondo libero e con la popolazione di Gaza liberata dalle grinfie di quei due.