il sistema comunista forzasse la gente a vivere nella menzogna e negare la verità
Fabrizio Tassinari 15 Febbraio 2026 alle 11:50 ilriformista.it lett3’
Nell’ultima lezione del mio corso di specialistica sulla sicurezza europea all’Istituto universitario europeo di Firenze questa settimana, ho dato ai miei studenti da leggere il recente discorso del Primo ministro canadese Mark Carney alla conferenza di Davos un paio di settimane fa.
Quel discorso è diventato “virale” per almeno tre ragioni: la prima, più evidente, è un desiderio di pragmatismo, che Carney ha declinato con enfasi sulle coalizioni fra le cosiddette “potenze medie” e su un realismo valoriale che richiede concretezza e fermezza. La seconda ragione forse più implicita che però alcuni studenti hanno notato a pelle, è lo stile composto e pacato di Carney, che è riuscito a comunicare questi importanti messaggi in 17 minuti netti, al contrario dei discorsi fiume, iracondi e sconclusionati di Trump (che Carney non ha nominato neanche una volta).
C’è però una terza ragione per la quale il discorso ha colpito l’immaginario collettivo e su cui ho invitato gli studenti a riflettere. È la premessa e ipotesi iniziale: che finora come Occidente abbiamo vissuto in una menzogna, quella dell’ordine liberale (e liberista) mondiale. Carney lo ha fatto citando Vaclav Havel, il drammaturgo cecoslovacco che divenne leader della rivoluzione di velluto del 1989 e poi primo presidente democratico del suo Paese.
Havel scrisse mirabilmente di quanto e come il sistema comunista forzasse la gente a vivere nella menzogna e negare la verità.
È curioso e incredibilmente potente che a dirlo sia uno con il pedigree di Carney, in passato governatore di non una ma due banche centrali, quella canadese e quella inglese, forse l’apice ideologico della piramide. Ma questo è anche il motivo per il quale il messaggio è passato in modo così diretto. È dopotutto la stessa cosa che intende Draghi quando dice che il vecchio ordine è defunto. La tesi acquista autorevolezza proprio perché formulata da qualcuno (anche lui governatore di due banche centrali, quella italiana e quella europea) che quel sistema lo ha dominato per decenni.
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Cosa vuol dire scoprire le menzogne e vivere nella verità
A differenza di Carney e Draghi, però, ho chiesto agli studenti di soffermarsi sulla premessa: cosa vuol dire scoprire le menzogne e vivere nella verità, e per una volta evitare di dare o cercare soluzioni a tutti i costi. Ho invitato loro a soffermarsi sul caso della Russia, il “giorno dopo” la guerra in Ucraina.
Pensiamoci bene: il modo in cui l’Occidente ha impostato le relazioni con la Russia prima della guerra, era l’apice della menzogna: ovvero la convinzione che la Russia prima volesse diventare un paese democratico e perfino occidentale (negli anni 90) o almeno un paese che volesse cooperare e integrarsi con l’Occidente. Abbiamo creduto a questa bugia per oltre venti anni, perché ci faceva comodo, e perché ai russi faceva comodo che noi lo credessimo. Ci abbiamo creduto dopo la guerra in Cecenia, la Georgia e perfino dopo il 2014 quando la guerra nel Donbass cominciò davvero.
Allo stesso modo, forse è una bugia escludere categoricamente oggi qualsiasi tipo di rapporto formale con la Russia.
Forse non è sostenibile o quantomeno non è realistico. Significherebbe condannarci a rimanere in balia delle mosse di Putin e Trump e dei loro accordi sopra la testa degli ucraini e sotto banco. Non tutti i miei studenti hanno concordato con la necessità di dialogo. Alcuni lo hanno ritenuto un segnale di debolezza; altri invece che possa essere un modo di formulare la nostra volontà sulla base dei nostri valori e posizioni. Non ho saputo e voluto dare loro risposte categoriche. Compatisco il mondo in cui questa generazione si troverà a vivere e a dover gestire. Senza certezze e con il rischio sempre dietro l’angolo di soccombere al relativismo che tutto annacqua o del populismo che fa tutto facile. Non essendo io né Carney né Draghi, ho consigliato loro di imparare a “rimanere dentro” al problema, di convivere con il dubbio, di non affrettarsi a trovare soluzioni. Non so se sia il migliore insegnamento possibile, ma è un modo di vivere nella verità, come scriveva Havel.