Spiate, spiate, qualcosa resterà,

Ma non fatevi fregare.

Tutti capiscono che la Frau Merkel dovrebbe licenziare il capo del suo controspionaggio, invece di lamentarsi per lo spionaggio “fraterno” dei suoi amici americani. Che lo scandalo non avrebbe dovuto deflagrare sui mass media, perché una volta gli stati avevano i loro segreti e questo proteggeva tutti, in primo luogo sudditi o cittadini, da rischi e pericoli. Tutti capiscono che nel tempo delle tecnologie digitali e dei dati accumulabili senza limiti bisogna solo specializzarsi nelle arti di difesa digitale, non si può pretendere che per ragioni di amicizia o di diplomazia o di generica moralità gli stati rinuncino a sapere tutto di tutti. (Pare che il KGB abbia comprato delle macchine per scrivere, buona idea per evitare il digitale).

Bisognerebbe concentrarsi invece contro la fuga di notizie, quello sì uno scandalo seriale dell’era Obama. La trasparenza digitale degli americani è pressoché totale, alla Casa Bianca tutto quel che si dice è registrato da decenni. Ricordate tutti il rilascio delle registrazioni delle conversazioni di Richard Nixon durante il Watergate. Ma la trasparenza sta in questo: che nulla esce se non per procedure costituzionali verificate da poteri terzi sotto il controllo occhiuto dell’opinione pubblica. D’altra parte l’unica fuga che riguardi la Merkel viene, e come stupirsene?, dal circo mediatico-giudiziario italiano, che della trasparenza e delle guerre digitali di stato non sa niente, ma sa tutto dell’invasione della privacy a scopo di lotta politica e giudiziaria.

Gli americani poi hanno uno status particolare. Hanno pagato la sicurezza europea durante la guerra fredda, sono il bastione della guerra al terrorismo, mettono a disposizione trilioni di dollari e migliaia di vite umane per una logica di ordine internazionale e di pace e sicurezza, spesso l’Europa politica degli stati li lascia soli a combattere, e adesso dovrebbero mettersi i guanti bianchi quando si tratta di sapere? Non fateci sorridere, giudiziosi ipocriti e moralisti d’accatto.

Dico ipocriti per via del fatto che si è visto subito di che caratura fosse l’indignazione di tedeschi e francesi per i bug nei loro telefonini. Vogliono condividere le informazioni con l’alleato più potente, chiedono di essere messi a parte, non di bonificare l’universo dei dati sensibili. Sono demagogici, si appellano alle opinioni pubbliche, ma non sono cretini. La dicono stizzita, ma la sanno lunga. Si indignano, ma negoziano il possibile.

I nostri liberal alle vongole affermano che siamo davanti allo spettacolo dell’arroganza americana. Il presidente premio Nobel per la pace usa i droni, fino al limite sospettato dalle corti internazionali di un “crimine contro l’umanità”. Guantanamo non è mai stata così sicura. Sarà un soldato riluttante, e in effetti ha fatto del ricorso alla forza nelle relazioni internazionali un fatto di polizia e non un elemento della politica estera e di sostegno della diplomazia, ma adesso vogliamo dire anche che è una spia riluttante? Le agenzie spionistiche americane tanto bene non stanno messe, su questo non ci piove. Ma non perché spiano, bensì perché si fanno bucare come un colabrodo da spioni e controspioni che finiscono nell’ambasciata dell’Ecuador o a Mosca a fare una brutta bella vita, tipini alla Assange e alla Snowden. Spiate, spiate, qualcosa resterà, ma non fatevi beccare con il sorcio in bocca.

© - FOGLIO QUOTIDIANO Giuliano Ferrara, 27 ottobre 2013 - ore 12:30 

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