Addio Province, arriva il sì definitivo. La riforma

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Delrio approvato alla Camera con 260 sì, 158 no e 7 astenuti.

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ANSA

«+26.0932» e «+5.600»: sono le due cifre che i deputati di M5S hanno composto sui loro banchi nell’Aula della Camera durante le dichiarazioni di voto sul ddl province disponendo cartelli con su scritti i numeri. Le cifre sono, ha spiegato Giuseppe D’Ambrosio nel suo intervento, rispettivamente il numero di consiglieri comunali in più e di assessori che saranno nominati in seguito all’entrata in vigore del ddl Delrio.

ROMA

L’aula della Camera, con 260 sì, 158 no e 7 astenuti, ha approvato in via definitiva il disegno di legge Delrio sulle città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni. Le proposte di modifica presentate dalle opposizioni sono state tutte respinte.

Questo disegno di legge modifica la struttura degli enti locali e consente la fusione tra comuni in modo da consentire loro di svolgere i compiti svolti dalle province. Sono state sancite anche le città metropolitane e le aree vaste. Bisognerà comunque aspettare la riforma del Titolo V della Costituzione che modificherà nuovamente organi e funzioni.

Grande soddisfazione è stata espressa dal Pd per un provvedimento che dovrebbe cambiare l’assetto del Paese. Marina Sereni, vicepresidente della Camera del Pd, ne è certa: «Con l’approvazione definitiva della legge sulle Province e le città metropolitane comincia la semplificazione dell’assetto istituzionale italiano». Il passo definitivo, per Sereni, sarà costituito dalla «riforma costituzionale e la riscrittura del Titolo V: un percorso che trasforma le Province in enti di secondo livello, che consente il commissariamento di quelle che avrebbero dovuto essere rinnovate alle prossime elezioni, che fa concretamente partire l’istituzione delle Città metropolitane. Dopo molti anni di dibattiti inconcludenti».

Di tutt’altro avviso le opposizioni. Maurizio Bianconi di Forza Italia parla di «giorno triste per la democrazia» perché , a suo dire, le province non saranno cancellate «ma ancora più truffaldino è che con questa pseudoriforma il mentitore professionale Renzi rafforza la cricca di amministratori locali che, senza elezioni, domineranno su territori e comuni, cricca che è stata la sua band elettorale nelle primarie Pd e che oggi riscuotono la marchetta come ho ben spiegato in Aula». Non più morbida la Lega nord. Il vicecapogruppo Matteo Bragantini del Carroccio sostiene che «questa riforma, che viene spacciata per l’abolizione delle province, è una falsa riforma. Infatti non si aboliscono le Province, ma vengono semplicemente trasformate in un ente di secondo livello eliminando in questo modo la democrazia. Il presidente sarà infatti scelto non più dai cittadini, ma dai partiti. Se si vogliono tagliare i costi della politica impedendo ai cittadini di votare questo si chiama regime. Inoltre anche secondo la Corte dei Conti i costi non diminuiranno ma aumenteranno».

Non più morbido il Movimento 5 Stelle, che ha protestato in aula esponendo cartelli sui banchi. Giuseppe d’Ambrosio sottolinea che le province «non saranno abolite. Invece, sarebbe il caso che la maggioranza spieghi agli italiani che con questo disegno di legge avranno più di 5600 nuovi assessori ed oltre 26.000 nuovi consiglieri comunali». D’Ambrosio ha poi terminato il suo intervento gridando «vergognatevi!» all’indirizzo del governo e della maggioranza che ha approvato la riforma Delrio. Sulla stessa linea Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni che si dice convinta che «l’unica vera novità introdotta dal ddl Delrio è che i cittadini non eleggeranno più direttamente i propri amministratori, perché al di là dei roboanti annunci il provvedimento elimina solo formalmente le province mantenendo gli stessi costi. In compenso è molto concreta, e dispendiosa, la parte della riforma che riguarda i comuni sotto i diecimila abitanti che consentirà un sensibile aumento del numero di poltrone».

 La Stampa, 3.4.2014