ALZANDO LE TASSE ALLE BANCHE SULLA RIVALUTAZIONE
DI BANKITALIA IL RISCHIO E' CHE ALLA FINE SIANO CHIAMATE A PAGARE IL CONTO FAMIGLIE E IMPRESE
La penalizzazione che gli istituti di credito dovranno scontare non sarà scevra di ricadute. Molto probabilmente ci sarà un aumento dei prezzi dei servizi alla clientela. Peggio potrebbe andare per le imprese: abbattere per via fiscale i profitti bancari implica una maggiore attenzione alla concessione di credito...
Gian Maria De Francesco per ‘Il Giornale, 10 APR 2014 10:53'
Un bancomat con il quale il go¬verno vuole finanziare la riduzione dell'Irpef. Così Matteo Renzi vede il settore italiano del credito. Aumenta¬re il prelievo fiscale sulle plusvalenze derivanti dalla ripresa di valore delle quote di Bankitalia potrebbe sembra¬re, a prima vista, un modo alternativo di fare i Robin Hood. Ma, a ben guar¬dare, chi rischia di pagare alla fine il conto della stangata sono cittadini e imprese. Vediamo perché.
Il Def di Matteo Renzi e del ministro Pier Carlo Padoan,come detto,preve¬de l'incremento dal 12 al 26% dell'ali¬quota sulla rivalutazione delle parte¬cipazioni in Banca d'Italia ( l'escamo¬tage introdotto dal governo Letta per rafforzare i bilanci bancari alla vigilia degli stress test della Bce). La stima è di un incasso maggiore di circa 1,2 mi¬liardi rispetto al miliardo di euro ini¬zialmente preventivato. Di fronte al¬la necessità di far cassa finisce nel ce¬stino anche la circolare dell'Agenzia delle Entrate che fissava le modalità di pagamento della tassa.
Secondo gli esperti (Mediobanca Securities, Cheuvreux, Intermonte), la misura colpirà specialmente Inte¬sa Sanpaolo (prima azionista con il 42,5%) che si troverà a registrare mi¬nori utili nel 2014 per 360 milioni, poi Unicredit (22,1%) per circa 190 milio¬ni. Il terzo gruppo bancario del Pae¬se, il Monte dei Paschi di Siena, subi¬rà un impatto meno devastante (25 milioni circa) essendogli rimasto so¬lo il 2,5% di via Nazionale. Gli analisti di Mediobanca hanno ricordato co¬me alle banche il governo Letta aves¬se già applicato una maggiorazione dell'aliquota Ires al 36 per cento. La Borsa ha emesso un primo verdetto penalizzando tutto il comparto: Inte¬sa ha perso lo 0,48% e Unicredit il 2 ,44 %. Male anche Ubi Banca (-1,87%), Mps (-1,81%) e Medioban¬ca (-1,01%).
Il presidente dell'Abi, Antonio Pa¬tuelli, ha già chiesto «un confronto, un ragionamento sulla decisione del governo». Gli esami della Banca cen¬trale europea ora si fanno più difficili.
«Quando i test sono iniziati le regole del gioco in un solo Paese, l'Italia, non possono e non debbono essere cambiate perché penalizzano solo i giocatori italiani», ha chiosato. Non è escluso un ricorso contro il provvedi¬mento.
La penalizzazione che gli istituti di credito dovranno scontare non sarà scevra di ricadute. Molto probabil¬mente ci sarà un repricing ( un aumen¬to dei prezzi) dei servizi offerti alla clientela. Ad esempio, l'aggravio po¬trà essere scaricato sui costi ammini¬strativi dei nuovi mutui, dei conti cor¬renti e delle carte di credito. Senza drammatizzare troppo, si può stima-re- come in passato hanno già fatto le associazioni dei consumatori in simi¬li frangenti¬che circa la metà dei mil¬le euro in più in busta paga di coloro che beneficeranno del bonus di Ren¬zi sono a rischio in caso di fruizione di questi servizi.
Peggio potrebbe anda¬re per le imprese: abbattere per via fi¬scale i profitti bancari implica auto¬ma¬ticamente una maggiore attenzio¬ne alla concessione di credito, tenuto conto che i finanziamenti in un conte¬sto recessivo rappresentano per la banca più un rischio che un'opportu¬nità. Soprattutto se si considera che i prestiti in sofferenza hanno raggiun¬to la pericolosa soglia di 160 miliardi di euro.
Aumentare le tasse, inoltre, com¬porterà un sempre maggiore ricorso all'abbattimento dell'occupazione per contenere i costi (sono 30mila i posti a rischio su circa 330mila). «Invi¬tiamo il governo a ripensarci: le con¬seguenze ricadrebbero sui lavoratori bancari», ha commentato il segreta¬rio della Fabi, Lando Maria Sileoni
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Attenzione, perché con questo ragionamento si giustifica tutto: 1) elevare le tasse ai privati giustifica che si portino capitali all’estero; 2) che la mancanza di lavoro e di salario porti al e giustifichi il rubare; 3) che se la giustizia non funziona, ognuno si fa la sua; 4) che se il gender ha il sopravvento sulla tradizione, la tradizione venga punita instaurando ghetti all’incontrario e si arriva i licenziare un dirigente di una società perché dice di non essere gay. O si boicotta la Barilla nel mondo perché è per le famiglie tradizionali. Ecc. ecc. Opact