Un nuovo studio, che ha analizzato le posizioni
sessuali e il loro impatto sul mal di schiena, promuove quella “alla pecorina” o del quadrupede, e boccia quella detta “a cucchiaio”. Anche quella “del missionario” può essere indicata
Per chi ha problemi di mal di schiena, ci sono alcune posizioni sessuali più indicate di altre.
12/09/2014 ,LM&SDP La Stampa
Anche chi ha problemi alla schiena deve poter godere del sesso, su questo non ci piove. Ma quali sono le posizioni migliori per evitare dolori e peggioramenti? Alla domanda hanno pensato di rispondere i ricercatori canadesi del Spine Biomechanics Laboratory presso l’Università di Waterloo, con uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Spine.
In questo studio, i principali autori dott.ssa Natalie Sidorkewicz e dott. Stuart M. McGill, hanno stabilito che una delle posizioni sessuali che vengono comunemente consigliate a chi soffre di dolore lombare non è in realtà la scelta migliore. Le conclusioni sono giunte dopo aver analizzato cinque posizioni e il loro impatto sulla deformazione della colonna vertebrale.
Per dunque decretare quale fosse la posizione migliore per chi soffre di mal di schiena, i ricercatori hanno arruolato 10 ambosessi impegnati in una relazione di coppia consolidata, esenti da mal di schiena, problemi all’anca o altri che potessero influire sull’attività sessuale.
Nel laboratorio di biomeccanica, le coppie sono poi state invitate ad assumere in ordine casuale cinque diverse posizioni sessuali. Tra queste, vi erano due varianti della posizione “del missionario”, due varianti di quella “alla pecorina” (o quadrupede) sulle mani e sulle ginocchia e, infine, la posizione “a cucchiaio” (o spooning, in inglese).
Per catturare e studiare il movimento della colonna vertebrale in base alle varie posizioni, i ricercatori hanno utilizzato una tecnologia simile a quella utilizzata nei film d’animazione digitale, che ne tracciava le movenze. Con questo metodo, gli scienziati sono stati in grado di misurare il movimento della colonna vertebrale e stimare lo sforzo sulla schiena del partner maschile per ogni posizione. I risultati hanno mostrato differenze significative tra le diverse posizioni, in termini di velocità e di grado di movimento della colonna vertebrale.
Secondo i ricercatori, nel formulare una raccomandazione per i pazienti con mal di schiena bisogna valutare il tipo di movimenti che scatenano il dolore. Per esempio, per un paziente con dolore “flesso-intollerante” indotto dalla flessione della colonna vertebrale in avanti, una posizione come quella “alla pecorina” con la donna che sostiene il proprio peso sui gomiti e sulle ginocchia, induce il minimo sforzo sulla schiena del partner maschile.
La seconda posizione migliore per la schiena dell’uomo è la quella “del missionario”, che vede il partner maschile sostenere la sua parte superiore del corpo con le mani in contrasto con i gomiti. Anche in questo caso, sottolineano i ricercatori, tali cambiamenti apparentemente sottili nella postura sembrano avere un effetto significativo sul movimento della colonna vertebrale e la tensione.
Bocciata invece la posizione “a cucchiaio”, che è tuttavia quella comunemente raccomandata ai pazienti con mal di schiena o lombalgia. Questa posizione, nello studio, ha infatti ha prodotto il più grande sforzo sulla schiena del partner maschile, specie se flesso-intollerante.
«Queste precedenti raccomandazioni per gli uomini e le donne con qualsiasi tipo di mal di schiena – sottolinea Sidorkewicz – sono basate sulla speculazione, esperienze cliniche, o risorse popolari dai media, e non su prove scientifiche».
Il dolore alla schiena è per molte persone fonte di disagio e ridotta attività sessuale, per cui, secondo gli autori, poter offrire delle linee guida con consigli sulle posizioni sessuali da adottare può migliorare la qualità della vita di questi soggetti. I ricercatori ricordano infine che i problemi alla colonna vertebrale interessano non solo gli uomini ma anche le donne – queste infatti saranno oggetto di loro studi futuri.
I ricercatori sperano infine che il loro studio possa contribuire a promuovere la comunicazione sull’attività sessuale tra i pazienti con mal di schiena e chi si occupa di assistenza sanitaria.
«Molti operatori sanitari si sentono a disagio nel discutere le esigenze sessuali dei loro pazienti o non affrontano queste necessità – scrivono gli autori – Forse la disponibilità di raccomandazioni qualificate con dati empirici non solo possono motivare la consulenza clinica, ma anche agevolare il dialogo tra operatori sanitari e i loro pazienti riguardo a questa importante questione».