«Occupiamo le fabbriche», urla Landini.

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Come nel 1920

di Massimo Tosti Italia Oggi 9.10.2014

Lo dipinge bene Maurizio Crozza, con il borsone in mano pieno di gettoni telefonici, ma «bisogna trovare una cabina». Maurizio Landini, sindacalista tutto d'un pezzo, è affezionato alla sua fama (tutelata dal comico genovese) di uomo d'altri tempi, refrattario ai cellulari (degli smartphone e degli iPhon ignora persino l'esistenza). Ieri mattina, a Milano (reduce dalle brioches ingoiate la mattina precedente, all'alba, a Palazzo Chigi), ha lanciato una parola d'ordine di conio nuovissimo: «Occupiamo le fabbriche». Il 31 agosto 1920 (96 anni fa, quasi un secolo trascorso invano) il sindacato dei metalmeccanici (lo stesso di Landini) ordinò l'occupazione a tempo indeterminato di tutte le fabbriche del settore. Molti operai riuscirono anche a procurarsi delle armi, pronti a difendersi con ogni mezzo da eventuali interventi della forza pubblica. Giovanni Giolitti – tornato a capo del governo da pochi mesi – riuscì nel giro di tre settimane a compiere una specie di miracolo, facendo sedere allo stesso tavolo (e non alle 8 di mattina, come Matteo Renzi) i rappresentanti delle due parti per la riapertura delle trattative. Ma quanto era accaduto alla fine di agosto era qualcosa di più di un campanello d'allarme: era la campana a morto che annunciava l'imminente scomparsa del regime liberale uscito dalla guerra con molte ferite che non si erano affatto rimarginate. La classe operaia era scesa in lotta per salvaguardare la propria sopravvivenza; la borghesia e le classi più abbienti mal sopportavano il clima di disordine permanente che ormai dilagava nel Paese. Si stavano gettando le basi per l'avvento di un regime diverso, che avrebbe conquistato il potere di lì a due anni. L'occupazione delle fabbriche è rimasta (dal 1920) il paradigma dell'eclissi del buonsenso che favorì l'avvento del fascismo. Oggi, per fortuna, non corriamo rischi del genere. Tutto quel che può derivare dall'esasperazione dei toni è la cessione di sovranità. L'Italia non sarà più governata da Palazzo Chigi, ma dalla Troika. E i lavoratori si troveranno certo peggio di oggi, difesi da un sindacato che in Europa (e al Fondo monetario) non troverà interlocutori. Anche perché lì i gettoni non li usa più nessuno.