I Ventotto dicono sì all'Efsi. Ecco tutti i nodi

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del piano Juncker I Ventotto hanno dato un prima via libera al Fondo europeo per gli investimenti strategici.

Ma ci sono molti punti oscuri che rischiano di far naufragare il progetto di Juncker. L’analisi

Venerdì, 19 dicembre 2014 - 13:10:00 Affari Italiani

Riuniti a Bruxelles per l’ultimo Consiglio a guida italiana, i capi di Stato e di governo europei hanno convenuto che il nascituro Fondo europeo per gli investimenti strategici potrebbe dare il giusto impulso all’economia europea. Ma ci sono ancora troppi punti oscuri intorno all’Efsi. Il Consiglio ha dato mandato alla Commissione di preparare una proposta legislativa che verrà poi discussa da Consiglio e Parlamento. L’obiettivo è avere il via libera per giugno, con i primi progetti finanziati in autunno. Ma le trattative non saranno certo distese.

Un assaggio l’hanno dato Matteo Renzi e Angela Merkel che ieri hanno duellato sulla possibilità di scorporare i contributi volontari degli Stati al Fondo. Una ipotesi caldeggiata da Renzi, ma osteggiata dalla Merkel. Lo scontro si è tradotto in una formulazione vaga che entro giugno dovrà però essere chiarita. E non è un dettaglio da poco, visto che per molti Stati, Italia compresa, lo scorporo è essenziale. Senza questa norma infatti, gli investimenti italiani entrerebbero nel computo del deficit, con quell’ormai famoso limite del 3%.

La possibilità che gli Stati non mettano un quattrino nell’Efsi non è affatto remota (la Finlandia lo ha già annunciato). Anche perché non è ancora chiaro se le risorse stanziate da un governo saranno utilizzate per supportare i progetti di quello Stato. Il rischio, in linea di principio, è che gli eventuali fondi italiani vadano a finanziare progetti in Germania o a Cipro. Non un dettaglio da poco.

Secondo il piano originario di Juncker i progetti presentati dagli Stati dovrebbero essere valutati da una squadra indipendente. Ora, posto che ancora nessuno ha fatto sapere quali saranno i criteri per scegliere questi supertecnici, i Ventotto vogliono avere l’ultima parola nel board dell’Efsi. ‘Visto che siamo noi a metterci i soldi dobbiamo essere noi a decidere cosa finanziare’, è la posizione degli Stati membri, che vogliono vincolare le risorse nazionali a progetti sul proprio territorio.

La Bce di Mario Draghi intanto “accoglie con favore il piano Juncker”, che può essere efficace nel rimettere in moto l’economia europea, ma a tre condizioni: “attuazione rapida, investimenti con elevato ritorno e opportunità per spingere le riforme strutturali”. Uno dei punti chiave sono infatti le riforme. Il rischio, rilevano in molti, è che i privati che devono mettere i 315 miliardi di euro non si fidino dell’attuale assetto regolamentare europeo. Sarebbe come mettere soldi in una macchina inefficiente.

Nonostante tutti questi nodi resta il fatto che il Fondo per gli investimenti strategici rimane lo strumento più importante, escluse le politiche della Bce, per far tornare l’Europa a crescere. Il punto sarà vedere quali compromessi verranno presi a livello politico e se i privati si fideranno di puntare i loro risparmi sui progetti selezionati.