L'esito del voto Elezioni Csm a trazione progressista: arretra Magistratura

Categoria: Giustizia

indipendente, avanza la sinistra giudiziaria

Giovanni M. Jacobazzi 30.10. 2026 alle 10:56 ilriformista.it lett3’

La magistratura moderata arretra, quella progressista conquista terreno. Senza girarci tanto intorno, le elezioni dei 20 componenti togati del Csm segnano un passo indietro di Magistratura indipendente a favore della sinistra giudiziaria di Magistratura democratica, che è riuscita ad eleggere ben 4 candidati.

Il primo colpo è arrivato in Cassazione. Giovanni Nardecchia, candidato della rete Autogoverno diffuso, voluta dal consigliere Roberto Fontana ma sostenuta proprio da Magistratura democratica, ha conquistato il primo posto con 1.759 voti.

Seconda Egle Pilla, di Area, l’altro gruppo progressista, con 1.710 preferenze. Fuori Salvatore Casciaro, ex segretario generale dell’Anm e candidato di punta di Mi, fermatosi a 1.704 voti. Una differenza minima, appena 6 preferenze rispetto a Pilla, che ha reso ancora più amara la sconfitta. Per la prima volta Mi non ha infatti conquistato nessuno dei due seggi riservati alla Cassazione, che negli ultimi Consigli aveva sempre rappresentato un suo bacino elettorale di riferimento.

 

A pesare è stata la candidatura concorrente di Luisa De Renzis, che ha raccolto quasi mille voti. Una corsa sostenuta da esponenti dell’area moderata in rotta con l’attuale dirigenza. Il risultato è stato frammentare l’elettorato che avrebbe avuto bisogno di compattezza. Il caso Casciaro è diventato così il simbolo di una corrente che, invece di presentarsi unita alla partita decisiva, ha finito per combattere al proprio interno. La frattura aveva già avuto una manifestazione clamorosa con le dimissioni di Claudio Galoppi da segretario generale di Mi, alla fine di marzo. La scelta di Giuseppe Tango come presidente dell’Anm, dopo le dimissioni di Cesare Parodi, aveva aperto una resa dei conti sul metodo e sugli equilibri interni. Galoppi aveva denunciato “mancanza di trasparenza, carrierismi, personalismi e attaccamento alle cariche”, contestando il percorso che aveva portato alla designazione. La corrente ha così affrontato le elezioni del Csm con una ferita aperta.

C’è poi il referendum sulla giustizia, che ha reso ancora più difficile per Mi mantenere una fisionomia riconoscibile. La dirigenza si era schierata per il No alla riforma Nordio, mentre alcuni esponenti della stessa area si erano pronunciati per il Sì.

Una posizione che ha alimentato tensioni e interrogativi sulla capacità della corrente di rappresentare l’area moderata della magistratura in una fase di forte contrapposizione politica. La presidenza Tango, poi, ha contribuito ad alimentare in questi mesi la conflittualità. Durante la campagna referendaria, il presidente dell’Anm aveva parlato addirittura della necessità di “arginare la deriva autoritaria” e aveva evocato il rischio di un declino democratico “irrecuperabile” in caso di vittoria del Sì. Dichiarazioni che avevano ovviamente suscitato polemiche e che sono state lette come il segno di una rappresentanza troppo schierata e “appiattita” sulla sinistra giudiziaria.

[…]. Sui primi sette togati assegnati, cinque sono andati ad Area e ai candidati sostenuti da Md, uno a Mi e uno a Unicost. La partita dei giudici di merito, scrutinata ieri, è andata meglio per Mi. Ora, però, serve capire cosa ne sarà della magistratura moderata in un Csm a trazione progressista.

Giovanni M. Jacobazzi

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcer