Il leader di Forza Italia, ricoverato al San Raffaele, verrà operato la prossima settimana al cuore per la sostituzione della valvola aortica. Il suo medico personale, Zangrillo: “Grave insufficienza aortica, ha rischiato di morire”
di Redazione | 09 Giugno 2016 ore 18:21 Foglio
COMMENTA 1 | |
Silvio Berlusconi sarà operato al cuore nei prossimi giorni per la sostituzione della valvola aortica. Gli accertamenti a cui è stato sottoposto il leader di Forza Italia all’ospedale San Raffaele di Milano, hanno infatti evidenziato “un’insufficienza aortica di grado severo”. A dare la notizia è stato il medico personale di Berlusconi, Alberto Zangrillo, durante una conferenza stampa.
ARTICOLI CORRELATI La mossa del Cav. che spariglia i "no" alla nuova Costituzione La nuova traiettoria del Cav. che sceglie di non schierarsi con Grillo Quattro golpe in 22 anni, ma finalmente il Cav. è felice
L’ex presidente del Consiglio, ricoverato martedì scorso in seguito a uno scompenso cardiaco, “ha rischiato di morire, è arrivato in ospedale in condizioni severe, preoccupanti e ne era consapevole” ha detto Zangrillo, comunicando che l’intervento chirurgico verrà svolto probabilmente “entro la metà della prossima settimana”, per mano di un équipe interna al San Raffaele guidata dal professore Ottavio Alfieri.
Berlusconi avrebbe preso “con grande coraggio e determinazione” la notizia di dover subire l’operazione, ha aggiunto il medico personale: “All’inizio non voleva crederci perché é un incidente di percorso piuttosto sgradevole per una persona che vuole arrivare a 130 anni. Poi non ha avuto il minimo dubbio e si è affidato completamente a noi”.
Zangrillo ha anche detto che “fare il leader di un partito è una cosa che gli sconsiglio da tempo”, ma che tra un mese, dopo la riabilitazione, “Silvio Berlusconi potrà fare quello che vuole”.
Categoria Italia
Commento
GAETANO TURSI • un'ora fa
Silvio Berlusconi è quello dell’anticomunismo contro l’ostracismo degli
antifacisti, della legge 40 contro la morale immorale, del decreto Englaro contro
Napolitano, delle “discese in campo” quando non sembravano possibili, del “predellino”...
I suoi nemici ne hanno voluto fare, invece, l’icona dell’ “unfit to lead”: disordinato, irrequieto, imprevedibile, dissoluto, fuori dalle regole. Poi, il (presunto) colpo di grazia con la legge Severino: “decadente” (da senatore, ma tant’è). Mal gliene incolse. Non hanno fatto, costoro, i conti con i “poeti maledetti”: quelli contro i quali l’ invettiva di “decadenti” ribalzò e tornò indietro agli stessi zelanti contemporanei a mo’ di ostentato compiacimento, sigillo di una battaglia di resistenza dove la gloria è per gli sconfitti piuttosto che per i vincitori. Ora, il Nostro non è Mallarmé, né Rimbaud né tanto meno Boudelaire. Ma, quando ne votarono la “decadenza”, i suoi nemici lo hanno consegnato loro magrado all’immortalità di un Verlaine. Ed ora ci vuole ben altro che un banale disturbo cardiaco per levarselo di torno.