1-I riconosciuti vincitori delle elezioni fanno scintille, forse più apparenti che reali 2-in Forza Italia riposizionamento dei dirigenti
1-Se i riconosciuti vincitori delle elezioni fanno scintille, forse più apparenti che reali, i due maggiori sconfitti soffrono per le condizioni dei rispettivi partiti. A confermarlo è venuta la concomitante elezione dei capigruppo: si è scelto di acclamarli.
Quando un organo politico ricorre all'applauso in luogo del voto, specie al posto dello scrutinio segreto, la ragione è semplice: si dubita delle possibili dissidenze. Gli esempi abbondano. Al Senato regio il conferimento del titolo di primo maresciallo dell'Impero a Benito Mussolini, parificato al sovrano, passò per acclamazione; le leggi razziali, a scrutinio segreto, ricevettero voti contrari. Quando il Gran Consiglio, invece di applaudire l'ordine del giorno prefabbricato, ne votò uno, Mussolini fu sfiduciato a maggioranza. In effetti, non pochi politici, da Giorgio Almirante a Silvio Berlusconi, hanno sovente preferito l'acclamazione, tanto per evitarsi dissensi pubblici e conte sgradite.
Il Cav si trova di fronte un partito intimorito e incerto: sono sempre meno i fiduciosi in lui, in parte attratti dal decisionismo di Matteo Salvini, in parte bramosi di riconquistare una sovranità politica, che però sarebbe ottenibile solo a patto di riprendersi voti. Matteo Renzi sta ancora peggio, perché soffre un progressivo allontanamento che rischia di divenire abbandono da parte di molti nei quali aveva riposto fiducia e che oggi guardano al dopo Renzi, desiderosi che possa presto arrivare. Se i due neo eletti capigruppo sono l'uno, Andrea Marcucci, un suo alter ego, e l'altro, Graziano Delrio, a lui vicino (mah ), si deve al fatto che ancora gli resiste intorno la maggioranza degli eletti, da lui stesso scelti. Ma fra un mese?
di Marco Bertoncini, 29.3.2018 www.italiaoggi.it
2-Dentro Forza Italia continua il lento e inesorabile processo di riposizionamento dei dirigenti un tempo vicinissimi a Silvio Berlusconi
Il destino del partito del Cav però sembra segnato anche per Toti che, tra le altre soluzioni, non esclude quella di fare un partito unico del centrodestra: "Può essere uno sbocco, una semplificazione della vita politica. Ma certo FI non può essere annessa o fagocitata alla Lega. Ciascuno dovrebbe ammainare la propria bandiera, dovrebbero essere garantiti strumenti di democrazia interna a la guida del partito unico del centrodestra dovrebbe essere contendibile".
Le alternative nel partito azzurro probabilmente ci sarebbero, come quella di affidare la guida ad Antonio Tajani, l'uomo che Berlusconi avrebbe voluto a Palazzo Chigi, se FI avesse ottenuto più voti della Lega: "È un amico e un ottimo dirigente di partito - taglia corto il governatore ligure - ma credo che FI non abbia bisogno di un cooordinatore cooptato dall'alto. Credo che ci sia bisogno di scegliere la classe dirigente dal basso. Bisognerebbe coinvolgere chi si distingue da anni nelle amministrazioni locali e aprirsi ai militanti per far circolare idee nuove". Da www.liberoquotidiano.it
Commenti
Fontigo. Il Presidente Liguria Toti sta in piedi solo se aiutato dalla Lega e ragiona di conseguenza, Il partito unico Lega-FI esiste solo in funzione dei numeri, del potere ma non delle idee. La storia poi dei partiti tradizionali condanna la proposta perché o i subentrati scavalcano gli ospitanti, vedi PD con gli ex DC e dopo LeU, o spariscono.