Il Morandi e la storia economica d'Italia

Categoria: Italia

La tragica vicenda del ponte Morandi ricalca con straordinaria efficacia le tre grandi fasi in cui può essere divisa la storia economica dell'Italia dal dopoguerra ad oggi.

di Marcello Gualtieri 1.9.2018 da www.italiaoggi.it

La prima fase va dagli anni 50 alla metà degli anni 70. Gli anni del così detto miracolo italiano. È la fase del rapido sviluppo e della riduzione del gap tecnologico. Nel periodo 50-73 il pil reale cresce mediamente del 5,6% all'anno (più della media dei paesi occidentali) e gli investimenti del 6,3%. In questa stagione viene pensato, progettato e costruito il ponte, bellissimo, ardito e avveniristico.

 

La seconda fase della storia economica italiana va dalla metà degli 70 al 2008. In questa fase l'Italia rallenta il suo ritmo di crescita, il pil cresce mediamente del 2% all'anno (meno della media Ue), gli investimenti lordi reali crescono solo del 1,8% all'anno. Il debito pubblico che nel 1975 era pari al 56% del pil nel 2008 diventa il 106%. È il declino. Un apparato pubblico inefficiente, burocratico e inamovibile, il calo demografico, il ritorno del gap tecnologico, il crollo della produttività, la fine della produzione intesa come output fisico sono i segnali che nessuno riesce a cogliere. In questa lunga stagione lo Stato spiana la strada ad un finto capitalismo, parassitario ed inefficiente. È la via italiana al capitalismo delle lobby e delle rendite basate sui soldi pubblici. In questa stagione, il ponte passa sotto la gestione dei concessionari (che fino a quel momento facevano maglioni), a condizioni scandalosamente vantaggiose e per di più secretate.

La terza fase della storia economica italiana va dal 2008 a oggi. È la fase del crollo, i mali dell'economia italiana non sono mai stati curati e con la crisi mondiale il pil smette di crescere, anzi si riduce del 5%, così come gli investimenti; le uniche cose che crescono sono la disoccupazione e il debito pubblico che arriva al 131% del pil. Oltre l'economia crolla anche il ponte: una generazione di italiani è stata capace di costruire il ponte, quelle successive neanche di curarne la manutenzione. È l'ultima diapositiva, la più simbolica del parallelo tra il ponte e l'Italia: quella del camion fermo a pochi metri dal vuoto.

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