Le cose da sapere sul debutto di Conte all'Onu

Categoria: Italia

Il premier all'assemblea generale delle Nazioni Unite con i big mondiali. Il pranzo di fianco a Donald Trump. Il dossier iraniano. La partita libica contro Macron. Il punto.

25.9.2018 www.lettera43.it   

Due colloqui bilaterali con il presidente iraniano Hassan Rohani e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. E una nuova occasione di incontro - dopo la visita alla Casa Bianca di luglio - con Donald Trump, a fianco del quale è stato seduto al pranzo ufficiale dei capi di Stato. Con questa agenda Giuseppe Conte debutta all'Onu per la sua prima assemblea generale da presidente del Consiglio. Martedì 25 Conte è arrivato a New York e mercoledì parla per la prima volta davanti ai delegati di tutto il mondo. E in dote porta, a temperare le pulsioni sovraniste del governo M5s-Lega, la conferma di un approccio multilaterale "inclusivo" in ambito Onu (leggi cosa ha detto Trump nel suo discorso).

Trump si vanta all'Onu di aver fatto più lui in due ann che tutti i suoi predecessori messi insieme

Ma in primo piano ci saranno dossier per l'Italia cruciali come la crisi libica e la questione Iran, con l'avvicinarsi di sanzioni Usa assai temute dalle aziende. Della delegazione italiana fanno parte, tra gli altri, anche il ministro degli Esteri Enzo Moavero e quello dell'Ambiente Sergio Costa, oltre al sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Manlio Di Stefano.

 

IL PRANZO CON TRUMP: IL FEELING SOVRANISTA

Conte ha colto l'occasione del pranzo al Palazzo di Vetro offerto dal segretario generale Antonio Guterres e del cerimoniale che gli ha assegnato il posto accanto a Trump per provare a segnare un punto cruciale per l'Italia. «Hi Donald, how are you?», ha esordito il premier, accolto da una calorosa stretta di mano. I posti a livello teorico vengono scelti dalle Nazioni Unite, ma la Casa Bianca può esprimere un “gradimento” sulla disposizione. E Trump avrebbe scelto Conte, confermando la corrente di simpatia con «Giuseppi» che si era stabilita già nella visita del premier italiano a Washington a fine luglio. Alla fine del pranzo, nelle chiacchiere tra una portata e l'altra, la convinzione del premier italiano è di avere confermato l'asse che, su immigrazione e Libia, dopo l'incontro di luglio alla Casa Bianca, gli permise di parlare di una «cabina di regia» Italia-Usa.

IL DOSSIER IRANIANO: TRA TRUMP E LE AZIENDE ITALIANE

Due dossier caldi si impongono su tutti per Conte: quello libico e quello iraniano. Su quest'ultimo tema, il premier ad agosto aveva fatto sponda agli Usa, aprendo a un approccio «più rigoroso», sia pure nell'alveo della linea europea. Con l'avvio delle sanzioni, previsto a novembre, diventa però ora prioritario per il governo limitarne l'impatto per le aziende nostrane. Il presidente del consiglio, durante il bilaterale con Rohani, dovrà cercare di mantenere la posizione italiana come partner di Teheran (da sempre Roma mantiene buoni rapporti), senza però esporsi troppo per non indisporre Washington.

LA PARTITA LIBICA: COMPETIZIONE CON PARIGI

A luglio Conte e Trump hanno concordato una cabina di regia comune sul Mediterraneo. Ed è in questo alveo in corso il tentativo di portare il presidente Usa (o il segretario di Stato Mike Pompeo) a sedere al tavolo della conferenza sulla Libia che si terrà a novembre a Sciacca. Di crisi libica il premier, a marcare l'iniziativa italiana, parlerà mercoledì anche con al Sisi (col quale tornerà a marcare l'attesa di risposte sul caso Regeni). La linea italiana resta il sostegno a un percorso politico condiviso, nel solco Onu, coinvolgendo tutti gli attori libici nella stabilizzazione del Paese. Mentre resta prudenza sulla possibilità di elezioni entro l'anno, per le quali Sisi si era speso in asse con Macron e sulle quali Palazzo Chigi è scettico.