Roberto Fico, Alessandro Di Battista, ammoniscono di Maio che subito ubbidisce per resistere ai vertici.
di Marco Bertoncini www.italiaoggi.it
L'occasione fornita dal condono è stata eccellente per richiamare a sinistra i vertici del M5s. È sufficiente che si agitino, secondo il momento, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, una schiera di attivisti in mobilitazione perenne sulla rete, per ammonire il governista Luigi Di Maio e i suoi sodali, considerati incapaci di resistere alle offensive leghiste e traditori dell'autentico spirito grillino.
Fuori del movimento, c'è chi (con una tenacia giudicabile caparbia o cocciutaggine) insiste perché i cinque stelle abbandonino l'intollerabile compagnia della Lega e governino col Pd, non importa in quale forma. Basterebbe leggere il giornale ufficioso dei pentastellati, il Fatto, per notare che non ha mai termine l'offensiva contro il Carroccio, in una con i peani per il grillismo incontaminato. Oppure scorrere su la Repubblica i pianti di Piero Ignazi su «l'anima smarrita» del M5s, che avrebbe perso l'antico ambientalismo e insomma la carica di sinistra.
Ci si dimentica sovente di alcuni dati concreti. Gli elettori del M5s non sono di sinistra: le ricerche politologiche ci dicono che, al più, solo uno su due ha quella matrice; ma la stragrande maggioranza vota cinquestelle per disprezzo verso i partiti tradizionali, tutti indistintamente. Inoltre i militanti pentastellati sono un'infima minoranza fra gli elettori del movimento. Ovviamente Di Maio & C. considerano con reverenza i segnali che arrivano dalla base, in omaggio sia alla rete sia all'uno vale uno. A rattizzarli arrivano poi i puri, come Fico (del quale va sempre rammentata la formazione comunista) e il vulcanico Di Battista. Però arriva altresì il realismo della politica, che indica l'assenza di vere successioni al governo con la Lega.
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