Opportunista massimalista e riformista en travesti, D’Alema ha fatto la sua lezione storica, per riapparire come il custode dei valori della sinistra che sarebbero stati svuotati da Renzi. Ma chi vuole prendere in giro?
di Giuliano Ferrara 18 Novembre 2018 www.ilfoglio.it
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Con voce stentorea, molto autorevole dall’alto del 3 per cento e della brillante parabola di “liberi e non mi ricordo che altro”, davanti a una platea di smarriti del popolo di sinistra, D’Alema ha fatto la sua lezione storica, dicendo che non è più niente, e questo è sicuro, è uno che guarda la televisione, troppa, mi pare. Succo: la sola destra che ha vinto è Renzi, la rottamazione dei valori di sinistra, la gente ha votato la falsa sinistra a 5 stelle per poi ritrovarsi il Truce che ha vinto il dopo-elezioni, c’è stata una dissoluzione sociale generata dall’abbandono della gagliarda tradizione di Gramsci Togliatti Longo Berlinguer.
Ha sempre fatto finta, D’Alema, di essere il pastore dell’essere della sinistra di radice comunista, per quanto trasfigurata da quel dettaglio che è la caduta del muro e del Gosplan, la recita dura da quando si mise le stellette della Nato per il Kosovo, da quando fece finta di litigare con Cofferati per l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, da quando scelse Di Pietro, da quando fece a schiaffi tarallucci e vino con Prodi, onorevole ministro di Andreotti, da quando si è bevuto l’anticasta senza reagire, da quando ha imboccato la famosa terza via con Clinton e Blair, in un periodo in cui Renzi portava ancora i calzoni corti. Opportunista massimalista fin dai tempi della Fgci e del movimento degli studenti, e riformista en travesti, D’Alema ci ha ammannito la barca a vela con l’albero in carbonio, il grido di Marettimo “bye bye Condi”, il vino dell’Umbria, le scarpe di lusso, un sistema di potere pacchiano che aveva il suo centro nella conquista fallita del mondo bancario, e da quel destro di necessità e di passione viziosa che è, che è sempre stato, adesso riappare come il custode dei valori di sinistra svuotati da quel ragazzo fattosi da sé che aveva prima preso Firenze senza aiutini d’apparato, affronto, poi proclamato la rottamazione delle vecchie maschere che perdevano sempre, affronto, poi rifiutato accordi di caminetto, affronto, rigettato l’antiberlusconismo penale e moralistico, affronto, e infine tentato di trasformare il riformismo di opportunità in un riformismo di convinzione, dovendo battagliare con destri del calibro di Davigo e Travaglio, con destri della stazza comica e tragica di Gribbels e Casaleggio, in un mondo, particolare che il terzinternazionalista D’Alema disconosce o ignora, avviato a ruotare intorno a Trump, alla Brexit, ai nazionalismi e ai giustizialismi securitari da paura, nella frustrazione, nella rabbia, nel risentimento di masse irreggimentate da loro stesse, dai loro nervous states fatti di chat e talk show, e D’Alema tutto questo lo imputa ai pop corn di Rignano e della Boschi, che certe riforme le avevano fatte e la faccia del riformismo liberale e sociale possibile l’avevano per lo meno difesa fino all’ultimo, contro torme di costituzionalisti e di economisti che valevano una cacca, mentre lui si imbarcava con Grasso, e con numerose mucche nel frattempo arrivate nel corridoio, in avventure salentine ridicole. Ora ci fa lezione.
Un po’ di misura, dico io. La vendetta è un piatto che si serve freddo. A spese eventualmente proprie, come il conte di Montecristo che ci mise su il patrimonio ottenuto dalle confidenze dell’abate Faria, con estremo uso di mondo, con un fare libertino, seduttivo, non con comiziacci fratricidi nel bel mezzo della rovina. Ma davvero la dissoluzione è stata causata dall’incapacità di una classe dirigente, corrotta mentalmente, di capire le istanze dei poveri e degli emarginati del reddito di cittadinanza? Davvero si tratta di cose maturate nell’ultimo miglio, dopo il fallimento clamoroso della governabilità ulivista e d’alemiana, dopo gli esperimenti impiccababbu con Cossiga e Mastella? Ma chi vuole prendere in giro, l’ex esponente dei Liberi e non mi ricordo che cosa d’altro?
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raffa70tufa28
19 Novembre 2018 - 13:01
fantastico!!!!
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Rispondiguido.valota
19 Novembre 2018 - 12:12
La brutta copia di Di Battista.
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Rispondialessandro armaroli
19 Novembre 2018 - 12:12
articolo sontuoso.
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RispondiRedneck
19 Novembre 2018 - 12:12
Purtroppo i nefasti (?) di Renzi si sono accoppiati con quelli dei suoi predecessori, occupanti le poltrone, che non hanno gradito l'arrivo del nuovo ospite. D'Alema non si é risparmiato in critiche tutt'altro che benevole nei confronti del nuovo arrivato. Il suo abbandono del partito ha liberato lo stesso di una ormai incomoda presenza, ma ha contribuito a scatenare il disastro del partito stesso. Non credo alla sua estinzione ma dubito che abbia attualmente al suo interno il soggetto capace di recuperare l'elettorato disperso.
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Rispondistearm
19 Novembre 2018 - 11:11
Il PD di Renzi era, purtroppo bisogna usare per ora il passato, l'erede di quel PCI toscano-emiliano, che pensava prima ad amministrare bene e lasciava l'ideologia marxista-massimalista ai vertici nazionali. Esperienza con chiari e scuri, ma insomma le regioni 'rosse' tanto 'rosse' non erano e comunque, rispetto al resto d'Italia, più i chiari degli scuri.
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Rispondieleonid
18 Novembre 2018 - 20:08
L'Italia purtroppo ha avuto codesti protagonisti politici che hanno governato per anni, trasformandosi di volta in volta all'interno di un partito ,cosiddetto dei poveri ,che faceva voli pindalici per rimanere a bordo del transatlantico parlamentare. Quando è entrato in azione Renzi che con metodi poco ortodossi per l'epoca passata, ma oggi diventati la regola politica principe per arrivare al potere, che gli ha detto di scendere dal bordo si è incazzato ed ha mandato all'aria quel partito che lui aveva contribuito a costruire . Un partito che rispetto al vecchio PCI non aveva più neanche la puzza. Addossare a Renzi la responsabilità di una politica miope nei confronti della mancata paraculata fatta dal M5s per accaparrarsi i voti dei poveri , a giustificazione della sua fuoriuscita dal PD appare a dir poco fuori luogo. Suggerirei all'ex parlamentare di rimanere da parte e lasciare al nuovo corso del PD di fare il suo cammino senza il suo contributo.
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18 Novembre 2018 - 20:08
Minniti candidato alla Segreteria del Pd. Al netto di tutto mi allieta una nota estetica: non si farà mai crescere baffi e barba.
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Rispondig.rovere73
18 Novembre 2018 - 19:07
Probabilmente vuole prendere in giro chi ancora si fa prendere in giro, lo zero virgola.
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Rispondicarlo.trinchi
18 Novembre 2018 - 18:06
A volte ritornano, purtroppo. Forse non sono mai andati via. Questa è la iattura della sinistra. Da sempre. Chissà se per toglierceli definitivamente dalle palle non sia necessario fare un nuovo partito? Se cerchi di rinnovarti dall’interno non ci riuscirai mai perché questi sono sempre tornati con il compito di sfascia tutto.
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Rispondiiksamagreb@gmail.comiksamagreb
18 Novembre 2018 - 18:06
Peccato solo che oggi sia il 18, questo andava a pennello il duenovembre scorso: un fior da morto fresco e un pio lumino sulla lapide politica del nostro caro Baffetto.
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18 Novembre 2018 - 16:04
Adam Smith, studiò filosofia sociale e morale quando l'economia non era ancora una disciplina politica, Il principio cardine della dottrina liberale, “la mano invisibile”, attribuiva, gratuitamente, alla natura umana una capacità “raziocinante” che non poteva avere. Karl Marx, sebbene considerasse le masse generate dalla rivoluzione industriale “lumpenproletariat”, dette loro un punto di riferimento e di rappresentanza sociale e politica. Dalla “mano invisibile alla mano collettiva”. Ambedue le mani hanno fallito perché l’accezione universale di uno dei due modelli è stata rifiutata dalla natura umana. Da oltre due secoli ci accapigliamo, come infanti bizzosi, per una contesa che non avrà mai né vinti né vincitori definitivi. Tutto l’immenso che s’è scritto a riguardo è contorno necessario, ma sempre contorno. Ma se non s’incartasse sull'ovvio, cosa rimarrebbe a D’Alema, oltre il “comiziaccio fratricida?
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Rispondiagostinomanzi
18 Novembre 2018 - 14:02
Impossibile NON essere d'accordo
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Rispondigiorgioleon
18 Novembre 2018 - 13:01
Il cannibalismo Zombie che Lei ha sapientemente descritto è già stato ampiamente trattato in letteratura. Il soggetto appare in effetti invaso da una latente velenosa rancorosità, esplosa in età senile e aggravata, si può ipotizzare, dalla mancanza di sedute. Come Lei sottolinea gli Zombie risorgono in un disperato tentativo di assunzione dell'anima, dell'energia vitale dalle proprie vittime.
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RispondiDBartalesi
18 Novembre 2018 - 11:11
Tutte le frecce che solo la memoria di un elefante può, vanno bersaglio, del Massimo massimalista. Sinistro ormai più che di sinistra. Sinistrosauro