Un governo strappa e poi sempre ricuci

Categoria: Italia

Non c'è che fare: la tenuta del governo è troppo cara agli uni e agli altri perché i litigi possano prevalere

di Marco Bertoncini, 1.12.2018 www.italiaoggi.it

Ogni giorno reca con sé una divisione fra leghisti e grillini; ogni giorno successivo reca con sé la sutura. Gli stessi assertori dell'imminente caduta del governo legastellato si sono quasi rassegnati a riconoscere che (per quanto violente appaiano alcune repentine risse, per quanto la distanza sia reputata incolmabile, per quanto la ricomposizione delle lacerazioni sembri impresa improba) giunge la conciliazione.

Non c'è che fare: la tenuta del governo è troppo cara agli uni e agli altri perché i litigi possano prevalere. Va detto che sono soprattutto i due vicepresidenti a superare, talvolta con accentuata fatica, i dissensi. Si dice che a mediare le contrapposte esigenze contribuisca il presidente Conte. Sarà, ma finora a imporsi, piuttosto che la naturale supervisione di chi detiene palazzo Chigi, è la consapevolezza, comune a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio, di non potersi permettere una crisi.

Semmai, sono personaggi che dovremmo indicare di contorno a infastidire, quasi tutti di area pentastellata. Sono, del resto, gli svantaggiati rispetto ai successi d'immagine e di sondaggi finora conseguiti da Salvini, guarda caso proprio a spese loro. L'accordo Onu sulle migrazioni ha visto spuntare, fra i dichiarati favorevoli, alcuni dei soliti senatori ormai classificabili come frondisti cinque stelle, qualche deputato e, su tutti, il presidente della Camera. Invero, nel caso de quo pure Giuseppe Conte è su posizioni ostili a quelle leghiste, andando all'evidente rimorchio del ministro degli Esteri; ma entrambi sono stati, in concreto, zittiti dall'irruente Capitano. Roberto Fico non perde occasione per inalberare la bandiera del grillismo di sinistra; ma finora è risultata sconfitta.

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