Non essendo ministro degli esteri non può certamente rompere le relazioni diplomatiche

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Su Regeni, Fico abusa del ruolo E Di Maio, da masochista, aggiunge: ne soffrirà l'Eni

di Domenico Cacopardo, 4.12.2018 www.italiaoggi.it

Le questioni familiari mi interessano poco e non credo che dovrebbero diventare strumento di lotta politica. Così, non mi appassionerebbe più di tanto la vicenda del vicepremier Luigi Di Maio, socio di un'azienda diretta dal padre Antonio (che però non compare in nessun organo societario), se proprio Di Maio, i suoi mentori Grillo&Casaleggio non avessero fatto degli attacchi personali e familiari uno strumento deviato della loro politica. La diffamazione come modalità ordinaria della delegittimazione degli avversari. Non la polemica sulle idee e sui comportamenti, ma semplicemente l'aggressione personale. Non l'olio di ricino, ma frasi che possono pesare di più di una umiliante purga.

Il tutto, al riparo di uno slogan, una sola parola «onestà», brandito come una bandiera di cui si disporrebbe in via esclusiva (in questo caso i 5Stelle), senza che altri abbiamo legittimazione o titolo a rivendicarla. Anche quando sentenze di tribunali (tardive ma, alla fine, sentenze) dichiarano insussistenti i fatti che hanno costituito la ragione di attacchi forsennati. Mai una resipiscenza, mai una scusa.

E dire che proprio Di Maio viene da un contesto nel quale l'onestà è un valore negletto o dimenticato. Prevalgono, a livello generale, le compromissioni, gli aggiustamenti, gli ammiccamenti che rendono la criminalità organizzata locale, la camorra, così forte, penetrante e penetrata nel tessuto sociale. Una complicità non dichiarata, fatta di presunte neutralità e di comportamenti illegali.

Ora, i vigili urbani di Mariglianella (provincia di Napoli), con sindaco Felice Di Maiolo, eletto da una lista civica, hanno consegnato ai magistrati della procura della Repubblica di Nola una relazione tecnica sul ritrovamento di rifiuti e sui presunti abusi edilizi (4) operati dai fratelli Antonio e Giovanna Di Maio e c'è da sperare che il procedimento abbia una rapida conclusione.

Tuttavia, questa circostanza getta una luce sinistra sull'azienda della famiglia Di Maio, (Luigi socio), altresì conferma la sensazione, più volte manifestata da ItaliaOggi che la battaglia contro gli inceneritori-termovalorizzatori non è ideologica e non urta la sensibilità «Nimby» (Not In my back-yard, non nel mio orto) e i traffici diffusi sui rifiuti operati dalla camorra, il soggetto criminale specializzato nello smaltimento illegale degli stessi.

In qualche modo, la Nemesi si manifesta ritorcendo lo slogan «onestà» su coloro che l'hanno incautamente brandito. In fondo si tratta solo di imperizia. Un'imperizia che discende da carenze culturali, caratteriali e formative che non impediscono di percepire le contraddizioni di formule e propositi contrastanti tra di loro.

 

Luigi Di Maio, in cerca di recuperare un po' della popolarità calante, va in Veneto e si fa sostenitore della nuova autonomia allargata promettendone l'attuazione entro l'anno. All'interno di essa, tuttavia, è previsto un diverso riparto delle entrate fiscali che non prenderanno la via della solidarietà orizzontale verso il Sud, ma si fermeranno, giustamente nel territorio. Una cosa sacrosanta anche per le altre regioni che sono l'asse produttivo del paese, quello che mantiene tutti gli altri. Non collega, il giovane e inesperto Di Maio, la sua promessa alle conseguenze che avrà nello sprofondante Sud, suo bacino elettorale preferenziale, e sui suoi elettori, vittime e al tempo stesso beneficiari del rivoluzionario (nel senso che valorizza la «fannullanza») reddito di cittadinanza.

Nel frattempo, Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati, esperto in canzone napoletana, giusta tesi di laurea discussa a Trieste, un esponente che ha già da tempo imboccato la medesima via scelta da Fausto Bertinotti e Gianfranco Fini, rompe le relazioni diplomatiche con il parlamento del Cairo, a causa della mancata chiusura (con imputati) delle indagini sulla morte di Giulio Regeni. Si tratta di una bestialità costituzionale e politica, giacché il presidente della camera dei deputati non è titolare di alcun potere, facoltà o dovere in materia di politica estera (né giudiziaria) dello Stato italiano.

Per non rimanere indietro, l'inesperto Di Maio aggiunge il carico da 11: «Senza risposte dal Cairo ne risentirà anche l'Eni». E qui c'è la sventatezza politica tafazziana: se gli altri sbagliano o le loro autorità giudiziarie (formalmente indipendenti come le nostre) non faranno ciò che vuole Di Maio, l'Eni, cioè l'Italia ne risentirà, pagando il prezzo salato dell'interruzione delle sue attività petrolifere. Cioè, ci daremo una martellata nelle parti dove non batte il sole. Ma la cosa più grave è che questo governo, non quello Gentiloni o quello Renzi, ha chiamato il governo del Cairo a Palermo per chiedere il suo sostegno nella vitale mediazione libica.

Il Cairo appoggia Haftar, il generale a capo dello schieramento anti-Serraj, l'uomo dell'Onu e dell'Italia. Quindi, abbiamo bisogno vitale di buoni rapporti con l'Egitto per tante buone ragioni politiche. Quanto al caso Regeni e al dramma della sua famiglia (ben agitato contro i governi della Repubblica) occorre ricordare che le risposte che mancano e che non vengono ancora sono attese da Londra e riguardano i contenuti e i modi della ricerca affidata al giovane italiano. Una questione la cui opacità getta un'ombra inaccettabile sull'università inglese e sui docenti che l'hanno mandato al Cairo.

Un ultimo rilievo sull'autolesionismo ontologico di alcuni esponenti di questo governo, in questo caso oltre al solito Di Maio (il nostro Malaussène, cfr. Daniel Pennac) Matteo Salvini. Le notizie sulla stasi dell'economia e del calo del pil, emanate dall'Istat (oltre che da altri osservatori), li hanno spinti ad affermare che la colpa è dei governi che hanno preceduto l'attuale (benché i dati sull'occupazione condannano senza appello il decreto-dignità). Non si sono resi conto che se è colpa dei governi precedenti l'attuale calo, era evidentemente merito loro la crescita ininterrotta avutasi dal 2014 in poi.

Sarebbe stato più corretto ricordare che il fattore esterno ha influito molto sulla congiuntura negativa. Non l'hanno invocato e si sono tirati la zappa sui piedi.

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