Cosa c'è nell'accordo con Bruxelles sulla manovra

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Il Mef annuncia l'intesa «informale» con l'Ue sulla Finanziaria 2019. I dettagli riferiti dal premier Conte in Senato il 19 dicembre. Ma Palazzo Chigi frena: «Prudenza».

18.12.2018 www.lettera43.it

Secondo fonti del Ministero delle Finanze sarebbe stato trovata l'intesa con l'Ue sulla Finanziaria 2019. Si tratta, è stato spiegato, di un «accordo tecnico che sarà passato domani (19 dicembre, ndr) al vaglio dei commissari per essere ufficializzato», e dunque allo stato è ancora «solo informale». E prorio il 19 dicembre è in programma un intervento con cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dovrebbe svelare i dettagli dell'intesa anche se Palazzo Chigi ha per ora frenato sull'annuncio dell'accordo: «Rispetto alle anticipazioni sull'esito del negoziato con la Commissione Ue, c'è prudenza da parte di Palazzo Chigi», hanno spiegato fonti della presidenza del Consiglio definendo «essenziale conservare la riservatezza anche nell'ultimo tratto del negoziato».

L'ITER SPERATO: VIA LIBERA IN SENATO IL 21 E IL 23 ALLA CAMERA

Ancora una volta salterà dunque la seduta della commissione Bilancio del Senato sulla manovra. I lavori inizieranno solo dopo le comunicazioni di Conte. L'obiettivo resta quello di dare il via libera alla legge di bilancio a Palazzo Madama entro venerdì 21 dicembre per poter poi passare alla Camera e ottenere l'ok definitivo del Parlamento per domenica 23.

DI MAIO: «NON TRADIREMO LE PROMESSE DEGLI ITALIANI»

«Sono molto fiducioso: questa manovra la porteremo a casa, con i provvedimenti che ci abbiamo messo dentro e senza procedura di infrazione», ha detto il vicepremier Luigi Di Maio in piazza davanti Montecitorio dove sta festeggiando con i deputati M5s l'approvazione del ddl anticorruzione.

DEFICIT AL 2,04%

Stando alle indiscrezioni dei giorni scorsi il deficit dovrebbe scendere al 2,04 per cento dal precedente 2,4 ipotizzato nella prima versione, il debito ridursi per via di maggiori dismissioni di cespiti immobiliari e la crescita si arresterà all’1 per cento contro il contestato 1,5 per cento. Si restringono anche le platee di reddito di cittadinanza e quota 100 per via del rinvio delle misure e l’effetto rinuncia.