Boschi e terremoto Aquila inquisito e processato. Allibita la Comunità scientifica.
di Domenico Cacopardo, 27.12.2018 www.italiaoggi.it
Enzo Boschi è scomparso giusto una settimana fa a Bologna. Aveva 77 anni. Dal 1975 era professore di sismologia nell'Università di Bologna. Non ce ne occupiamo per la paradossale vicenda che l'ha coinvolto in relazione al terremoto dell'Aquila. Per ragioni varie, la questione terremoti è gradualmente divenuta terreno di scontro tra ciarlatani che annunciavano con sicurezza l'imminenza dei disastri (spesso gli annunci erano successivi, con relative conferme di amici compiacenti) e scienziati che ribadivano l'impossibilità di prevederli con una certa sicurezza.
Da componente della Commissione grandi rischi, Boschi venne interpellato in relazione allo sciame sismico verificatosi a L'Aquila: ritenne improbabile (il 30 marzo 2009) il verificarsi di un grave terremoto che, poi, nella realtà ci fu nei giorni successivi. Per questa indicazione di «improbabilità» venne, con i colleghi della commissione, inquisito e poi processato. La comunità scientifica internazionale (compresi gli specialisti giapponesi che, in materia, hanno un «know-how» approfondito), rimase allibita. E solo la successiva assoluzione socchiuse questa strana pagina che rimane attaccata alla giustizia italiana come un inaccettabile medievalismo.
Purtroppo, non è l'unico caso in cui l'Italia va alla ribalta internazionale per un sistema giudiziario che non possiede al suo interno anticorpi necessari per non cadere nel ridicolo o nella semplice antiscientificità. Ricordiamo la procura di Torre Annunziata che inviò un avviso di garanzia a Reagan, Gorbaciov, Craxi e Mitterrand per «traffico di armi atomiche», o l'azione giudiziaria che impedì il tempestivo abbattimento degli ulivi colpiti da xylella con le attuali bibliche conseguenze.
Le questioni irrisolte sono due: la prima riguarda la capacità di autocontrollo del sistema giudiziario pari a zero; la seconda è la mancanza di qualsiasi meccanismo che impegni il magistrato a operare un crossing virtuoso tra le esigenze di giustizia e gli interessi nazionali. Finché non si troveranno (e con questi giustizialisti al potere per ora non succederà) meccanismi legittimi di tutela e autotutela non ne usciremo, rimanendo esposti al ridicolo mondiale.
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