Un giorno sì e l'altro anche, vengono alla luce differenze e diffidenze tra i partner di governo.
di Sergio Soave, 30.1.2019 www.italiaoggi.it
Un giorno sì e l'altro anche, vengono alla luce differenze e diffidenze tra i partner di governo. C'è chi pensa, non infondatamente, che si tratti di una serie di crisi preordinate, la fine di fidelizzare gli elettori delle due formazioni alleate esaltando le specifiche battaglie identitarie, in vista delle elezioni europee. Non è una tattica nuova: i meno giovani ricordano le risse rusticane tra i ministri del centrosinistra, che però si svolgevano in un quadro politico in cui l'area di governo era ristretta per l'esclusione delle estreme di destra e di sinistra. Per questo dopo le crisi il centrosinistra (o il pentapartito) risorgevano sempre.
Nell'epoca del bipolarismo, cioè della fine della conventio ad excludendum di comunisti e neofascisti, invece, le risse interne portavano a nuove elezioni e alla sconfitta dei litiganti. Romano Prodi cade (due volte) per le risse con Fausto Bertinotti. Silvio Berlusconi la prima volta per la rottura con Umberto Bossi, la seconda per la defezione di Pierferdinando Casini, la terza per la secessione di Gianfranco Fini.
Ora l'inedita alleanza tra una formazione populista di destra e una populista di sinistra si ritiene immune dal rischio di punizioni elettorali per la continua contrapposizione sui temi più diversi, perché l'unione delle opposizioni, anch'esse di destra e di sinistra, pare impossibile e comunque non competitiva. Però lo schema prescelto: unirsi solo sui temi simbolo, reddito di cittadinanza e anticipo pensionistico, lasciando in balia delle contrapposizioni e dei successivi rinvii tutto il resto, ha le gambe corte.
Probabilmente reggerà fino alle elezioni europee, ma poi bisognerà prendere decisioni anche sui temi usati per la differenziazione identitaria. I fatti, come si dice, hanno la testa dura. La Tav o si fa o non si fa, in Afghanistan o si resta o si esce, e così via, e su ognuno di questi temi ci saranno i vincitori e gli sconfitti. Possono i 5 stelle o la Lega reggere a una sberla su questioni che hanno agitato come simbolo della loro stessa funzione politica? La risposta dipende soprattutto dalla tenuta interna dei partiti, che appare più solida nella Lega, in cui la leadership è molto salda, che nel Movimento 5 stelle. In ogni caso, la tattica della coesistenza competitiva è rischiosa, ma riflette il carattere provvisorio del «contratto» di governo, che ha risolto il tema della governabilità senza prospettare una vera e propria alleanza.
C'è qualcosa di simile alle coalizioni litigiose del passato, il che fa apparire un po' superficiali le critiche delle opposizioni che dimenticano come sono andate le cose quando erano loro a gestire accordi instabili, ma resta il fatto che questa tattica non può reggere troppo a lungo e che quindi l'alternativa tra una vera alleanza o una rottura diventerà presto ineludibile.