Da elettore secondario, vorrei essere rassicurato sullo script del Pd senza capo
di Giuliano Ferrara 5 Marzo 2019 www.1i,foglio.it
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Nicola Zingaretti, congratulazioni e buon lavoro, si è presentato come uno che non è un “capo” bensì il leader di una comunità. Per la parola capo ho un debole, ho spesso detto che l’unica carica istituzionale alla quale aspiravo, eventualmente, era quella di capo della polizia, il signor capo della polizia, mi suona bene, è spagnolesco. Nessuno me l’ha proposta, quella carica, e alla fine mi sono rassegnato. “Leader di una comunità” è formula che non fa per me, ma provo rispetto per questo tipo di incoronazione, in cui si passa da “Dio me l’ha data e guai a chi la tocca” al più modesto “non so perché l’ho avuta, ma mi tocca”. Non sarà Napoleone, ma Zingaretti ha diritto di provarsi in un’uscita ordinata e sensata dalla crisi del partito, ultimo partito costituzionale e repubblicano, che ha perso le elezioni politiche di un anno fa. C’è da augurarsi che riesca nel compito, con l’aiuto dell’apparato, dei capicorrente e degli elettori liberi delle primarie che lo hanno incaricato di riorganizzare il nucleo politico dell’opposizione in una logica diversa da quella del suo ultimo capo, Matteo Renzi.
Perché Craxi, Berlusconi e Renzi, per non parlare di Togliatti e Amendola, sono stati in effetti dei capi, e a vario titolo, forse sensato, me ne incapricciai. Capo vuol dire uno che si fa sceneggiatore, regista e protagonista di un film girato “nello splendore del 35 millimetri”, e trova i soldi per la produzione: è uno che, come direbbe Max Weber, offre una visione (“chi ha voglia di Weltanschauung, di visione del mondo, vada al cinema”, così il grande sociologo). Io quel vizietto della visione ce l’ho, ma se mi dicono che è il momento di un’onesta e tenace buona amministrazione di quel che c’è, mi adeguo senza scalciare. Però vorrei essere rassicurato.
Come cittadino non elettore primario, solo secondario e di risulta, ci terrei si specificasse che vabbè, no visione, ma lo script non sarà noioso, e sebbene il regista sia collettivo e l’attore protagonista uno preso dalla strada, qualche speranza di happy ending sussiste, non dico dietro l’angolo ma nemmeno nel lungo termine, ché lì, si sa, siamo tutti morti.
Nella sua provvisoria vitalità, il cittadino vorrebbe sapere dal capo se sia pro mercato e società aperta, se abbia a cuore libertà e responsabilità, intraprendenza individuale non meno che protezione sociale, se promuova politiche attive del lavoro e del reddito (da lavoro, non da cittadinanza), e poi vorrebbe apprendere varie altre cosucce su Europa, politica estera, cultura, energia, infrastrutture, fiscalità, debito e moneta. Sopra tutto il cittadino vorrebbe sapere se ci sia un progetto per assumere il comando alternativo a chi comanda ora, trattandosi di un capo all’opposizione. Più o meno le stesse domande destinate a un capo, el jefe, se volete una sfumatura attenuata, meno pressanti, prive di perentorietà alcuna, sarebbero da rivolgersi al leader di una comunità, a un community organizer. Nel caso la risposta sia che “bisogna voltare pagina”, data la debolezza della metafora da esercizio provvisorio, il cittadino avrebbe la sensazione di trovarsi davanti a un flop, al massimo un flip-flop.
Commenti
Lou Canova
05 Marzo 2019 - 19:07
E voi, cari elettori di centrodestra, a chi avete lasciato la destra del paese?
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Rispondidongivu
05 Marzo 2019 - 19:07
Finchè non sarà chiaro che la visione della vecchia sinistra ha prodotto anche, ripeto anche, le brigate rosse, i verdi bucolici, il no a tutto per la decrescita felice, il massimalismo dei diritti indipendentemente dai doveri e dalle risorse reali, l'antifascismo perenne e, infine, anche i grillini, la politica italiana rimarrà impantanata sperando in uno scatto di reni collettivo
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Rispondistearm
06 Marzo 2019 - 01:01
Scusi, ma finché non ci togliamo i paraocchi ideologici rivolti peraltro al passato non andiamo da nessuna parte. Detto questo, io poi Zingaretti non lo voto. Ma certo non perchè Zingaretti sia un nipotino di Stalin o un pericoloso terrorista. Zingaretti, come Salvini e Di Maio, rappresentano purtroppo l'immobilismo italico in maniera purtroppo trasversale. Ecco è proprio questa trasversalità del nulla in termini di proposta politiche che spaventa. Magari Salvini fosse fascista, magari Zingaretti fosse comunista. Avrebbero almeno una visione, sbagliata certo, ma almeno non passeremo il tempo a discutere di cosmetica politica.
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RispondiAndrew
05 Marzo 2019 - 16:04
Il progetto del nuovo segretario punta sulla riproposizione di un Pd asse portante della sinistra, cioè sull’esatto contrario di quanto chiesto da Calenda. Ed indirizza il partito non ad includere i moderati, ma a recuperare i voti di sinistra finiti nel Movimento Cinque Stelle. Con l’ovvia conseguenza che la scelta obbligata del Pd di Zingaretti non di puntare alla crisi di governo per tentare una difficile alleanza con i grillini, ma per andare ad elezioni anticipate per recuperare il maggior numero di consensi in una condizione di sostanziale isolamento. In base al principio del “primum vivere, deinde”… trovare eventuali alleati!
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05 Marzo 2019 - 15:03
Caro Ferrara – La visione impossibile toglierla dalla natura dell’uomo. Il problema di fondo è che ogni vision è parziale, scaturisce da culture diverse, quasi sempre contrapposte, diventa settoriale, frammentata e genera conflitti. La storia dell’uomo, la misura di tutte le cose, ce lo ripete da sempre. Poi, logico, la vision rende assiomatica la figura di un capo. Più tenacemente visionario della visione stessa. Ma tralasciando che non sarebbe “democratico”, vero?, anche questo non garantisce affatto la realizzazione completa e duratura della Vision nativa. Infatti, prima o poi, mette becco l’amministrazione, cioè l’economia: la bestia nera di ogni vision. La vision politica, morale, sociale ne esce sempre sconfitta. Allora se ne prova un’altra, ab aeterno. Ma va bene così.
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Rispondizucconir
05 Marzo 2019 - 14:02
Caro Ferrara per una volta non sono così d'accordo. I vari capi da lei citati che hanno provato a cambiare questo paese con grinta., Volontà e tenacia, sono tutti rimbalzati. Contro il muro di gomma di veti incrociati, burocrazia, camarille, magistratura, ordini professionali. E certo per loro colpe ed errori su cui tutti si sono buttati come iene. Allora lasciamo che il mite Zingaretti, ottimo articolo di Francesco Merlo su La Repubblica, "saponetta", ci provi anche lui. Magari sfuggente e mellifluo, riuscirà dove tanto Capi, tronfi della loro audacia e virilita, sono naufragati
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RispondiAndrew
05 Marzo 2019 - 16:04
Forse ci sarebbe da chiedersi se Zingaretti, che da buon funzionario di partito ha sempre mostrato doti tattiche ma mai grandi capacità strategiche, sarà in grado di interpretare al meglio la strategia del grande fronte popolare antirazzista. Ma forse la domanda vera è un’altra. Quanti danni potrà provocare al Paese la narrazione di una società dominata dal razzismo quando questo razzismo è inventato così come era inventato il fascismo degli anni Settanta?
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Rispondiilgimmi62@alice.itilgimmi62
05 Marzo 2019 - 10:10
Caro Ferrara, grande come sempre. Ma a chi l'ha lasciato il nostro Foglio?
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RispondiAbeleAbele
05 Marzo 2019 - 15:03
A un ottimo Cerasa!
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Rispondiilgimmi62@alice.itilgimmi62
06 Marzo 2019 - 08:08
Mah, ottimo, contento lei...
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RispondiSkybolt
05 Marzo 2019 - 12:12
Che domanda impertinente....
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Rispondiceva.paola
05 Marzo 2019 - 10:10
Invece penso, come Lei direttore, che ci vorrebbe proprio un capo. Uno che rappresenti allo stesso tempo l'idea e garantisca l'azione. Il partito che fu, che aveva inventato la'appellativo perfetto e inquietante de "il migliore", non può non avere un capo e mascherarsi dietro il temine inglese "leader", che poi vorrebbe dire la stessa cosa. Alle primarie renziane ho sempre votato, perché mi sembrava di votare per un "capo", questa volta no, perché non c'era un capo tra i candidati. Un capo è quello che serve per ogni cambiamento, come lo fu Obama, come lo è oggi Guaidò per il suo popolo annientato, come lo è stato per un po' Macron e oggi appannato si fa intervistare da Fazio. Quando individui un capo, credi che ce la si può fare. Le gestioni collettive sono naufragate anche nelle rivoluzioni storiche, quindi il nuovo capo del PD dovrebbe prendere esempio dall'autorità riconosciuta di suo fratello Montalbano, che nel commissariato della sua finta Vigata è proprio un capo.
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Rispondiportaticinese
05 Marzo 2019 - 10:10
Grandissimo. Diciamo che il leader della comunità che "dedica la vittoria" all'esaltata adolescente svedese non comincia in maniera particolarmente convincente