Ius soli, smettiamo di farci sopra un torneo

Categoria: Italia

È poco opportuna, e poco proficua, la contrapposizione che sta avvenendo sullo ius soli, col risultatoche nulla avvenga con lo scontento di tutti

di Carlo Valentin, 2.4.2019 www.italiaoggi.it

È poco opportuna, e poco proficua, la contrapposizione che sta avvenendo sullo ius soli, col risultato che nulla avvenga con lo scontento di tutti, sia di coloro che lo propongono e che non vedranno realizzato il loro obiettivo, sia di coloro che chiedono più sicurezza ma che, lasciando nel limbo questi minori, ne impediscono una piena integrazione coi conseguenti rischi che ciò può comportare. Una questione tanto importante, che coinvolge diritti e doveri, andrebbe affrontata con maggiore spessore, approfondendone i variegati aspetti, in modo da arrivare a una conclusione il più possibile equilibrata. Al contrario si procede per slogan e per muro-contro-muro.

Matteo Salvini, che ha fatto dell'immigrazione il suo cavallo di battaglia con tornaconto elettorale, è aprioristicamente contrario ad aprire una discussione, il suo è un no e basta. Sull'altro fronte sono stati lanciati messaggi in cui si chiede l'avvio immediato e incondizionato del provvedimento. Non sarebbe forse opportuno analizzare quanto succede all'estero? Negli Stati Uniti non viene concesso il visto d'ingresso alle donne in stato di gravidanza proprio per evitare un turismo anagrafico, solo se i genitori risiedono da qualche tempo negli Usa viene accordata al figlio la cittadinanza. È esportabile una simile esperienza che per altro Donald Trump vuole rendere più restrittiva? D'altra parte non c'è alcun Paese europeo che preveda la cittadinanza a chi semplicemente nasce sul proprio territorio.

Non ha senso formare il partito del No e quello del Sì. Infatti è ragionevole e utile la regolarizzazione di chi vive, studia o lavora entro i confini nazionali, risultando controproducente tenere questi individui ai margini, quasi in castigo, ma lo ius soli andrebbe intrecciato con lo ius culturae, ovvero la cittadinanza dev'essere alla portata di chi, nato in Italia, dimostra di avere appreso e introiettato la cultura, le tradizioni, i costumi del Paese, per esempio avendo positivamente concluso un ciclo di studi (scuole elementari?).

Quindi non un diritto acquisito quasi per volontà divina e automatica bensì un percorso ragionato che «costruisca» dei cittadini e li riconosca. Oggi che l'immigrazione è stata circoscritta è possibile porsi in modo pragmatico di fronte al problema di come integrare i minori nati e cresciuti nel nostro Paese (circa un milione, più della metà con meno di 8 anni), che non avendo legami con la nazione dei loro genitori risultano senza Patria.

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