Da 81 trimestri l’Italia cresce meno degli altri

Categoria: Italia

Negli ultimi 20 anni abbiamo accumulato una minore crescita del 19,5% rispetto i paesi dell’eurozona e del 23,3% rispetto la media Ue

di Marcello Gualtieri 4.5.2019 www.italiaoggi.it

L'Istat ha diffuso la stima preliminare dell'andamento del pil del primo trimestre 2019, che ha registrato un incremento dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. È un dato preliminare, ma ovviamente fa tirare un sospiro di sollievo dopo i due trimestri negativi con i quali l'Italia aveva chiuso il 2018. Ciò nonostante non c'è da stare allegri, anzi l'esame del contesto interno e internazionale conferma le preoccupazioni.

Per quanto riguarda il contesto internazionale, come al solito, anche nel primo trimestre del 2019 abbiamo fatto molto peggio degli altri paesi europei: precisamente i paesi che hanno adottato l'euro sono cresciuti dello 0,4% (il doppio) e la media di tutti i paesi della Ue è ancora più alta: lo 0,5%. È quello che succede sistematicamente da 81 trimestri consecutivi (oltre 20 anni) nel corso dei quali abbiamo accumulato una minore crescita del 19,5% rispetto i paesi dell'eurozona e del 23,3% rispetto la media Ue. Questi due numeri inoppugnabili, certificano un declino di lunghissimo periodo della nostra economia, con un divario che continua ad allargarsi a ritmi crescenti; dovrebbero costituire il punto di partenza di ogni serio dibattito economico, ma nei talk show non se ne sente parlare.

Dal punto di vista dell'economia interna, il dato del pil confrontato su base annuale segna appena un +0,1%: vuol dire che l'Italia in un anno non è cresciuta (la Ue +1,1%). In secondo luogo, il dato è il risultato della somma di due componenti: una fortemente positiva derivante dagli acquisti dall'estero e una negativa causata della drastica riduzione della domanda interna (gli italiani non spendono e non investono). Inoltre, non sono ancora diventate operative le manovre di politica economica del governo che quindi manifesteranno i loro devastanti effetti sulle finanze pubbliche nei prossimi mesi (anzi, anni); nel frattempo lo spread, costantemente sopra i 250 punti, erode i risparmi degli italiani e mina le basi del sistema produttivo.

In sintesi, un cliché che si ripropone identico: una parte del settore privato che nonostante tutto compete con l'estero e traina l'Italia e una gestione della cosa pubblica che invece di sostenere il paese lo affonda.

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