Lampedusa: la Lega ha preso il 46% dei voti

Categoria: Italia

Il voto di domenica ha mandato un segnale chiaro alle élite europee che cercano di imporre l'ideologia del politicamente corretto

di Marino Longoni, 29.5.2019 www.itliaoggi.it

Una lettera a firma di Vitale Longo, pubblicata ieri da questo giornale, coglie un aspetto interessante dei risultati delle elezioni europee: la vittoria della Lega a Lampedusa e a Riace, cioè in due luoghi che erano stati descritti dai cantori della retorica dell'accoglienza come esempi da imitare per la capacità di prestare aiuto, integrare, dare solidarietà a profughi e migranti. Per questi motivi Lampedusa (dove la Lega ha preso addirittura il 46% dei voti) era stata anche proposta per il Nobel per la pace. Anche se in modo meno eclatante siamo di fronte a un fenomeno che si è manifestato in tutta Italia e in gran parte dell'Europa: la bocciatura della linea, tanto cara alla sinistra, dell'accoglienza indiscriminata (ricordiamo ancora i taxi del mare per andare a prendersi gli immigrati sulle coste nordafricane).

Il voto di domenica ha mandato un segnale chiaro alle élite europee che cercano di imporre l'ideologia del politicamente corretto: non possiamo dare ospitalità incondizionata. Ci sono un miliardo di poveri nel mondo, se allargassimo le braccia per accoglierli tutti saremmo travolti. Immaginare un diritto dei migranti a spostarsi nel paese desiderato, come recentemente proposto a livello internazionale, è una utopia che rasenta la follia. Nessuna civiltà può sussistere se non sa presidiare i suoi confini, come nessuna casa può permettersi di lasciare le porte sempre aperte e dare il benvenuto a chiunque desideri entrare: diverrebbe un ricettacolo di sbandati e vagabondi nel giro di pochi giorni.

Eppure la cultura dominante nei circoli e nei salotti buoni sembra incapace di intendere una realtà così elementare. È come se fosse ansiosa di negare la propria identità, il valore delle proprie radici, della propria storia, della propria sopravvivenza, per espiare chissà quale misterioso senso di colpa collettivo. È un atteggiamento mentale che si ammanta di buonismo, di riconoscimento dei bisogni altrui, delle aspirazioni, dei sogni dei desideri, dei diritti dei più disperati. Anche a costo di negare i propri.

Ma dimentica che il dovere di ospitalità che può valere tra singole persone non può essere trasportato sul piano della politica senza provocare disastri peggiori di quelli cui si vorrebbe porre rimedio.

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