Libertà e democrazia non sono necessariamente convergenti

Sabino Cassese sostiene, parlando soprattutto dell'Italia, che la democrazia è, per sua natura, liberale, ma (purtroppo) questa petizione di principio sembra falsificata dai fatti

di Sergio Soave, 10.7.2019 www. italiaoggi.it

Si discute molto di «democrazia illiberale», con riferimento al successo di formazioni politiche e personalità, da Donald Trump a Recep Tayyp Erdogan, a Vladimir Putin, che, pur avendo ottenuto un mandato elettorale secondo le regole democratiche, sono accusati di esercitarlo senza rispettare i diritti delle minoranze e il sistema istituzionale dei contrappesi.

Naturalmente le condizioni politiche e i sistemi istituzionali sono diversi, il che rende un po' discutibile accomunare tutto sotto la sigla generica di democrazia illiberale. Tuttavia il problema esiste, e consiste nel fatto che in alcuni paesi il tradizionale meccanismo di ricambio delle leadership ha trovato nuovi protagonisti, come in America, o che in altri il processo di democratizzazione di regimi già originariamente tendenti all'autoritarismo, come la Turchia e la Russia, sembra si sia fermato o addirittura invertito.

Sabino Cassese sostiene, parlando soprattutto dell'Italia, che la democrazia è, per sua natura, liberale, ma (purtroppo) questa petizione di principio sembra falsificata dai fatti. Non basta la protezione costituzionale a garantire i diritti delle minoranze, è necessario che esse ottengano una comprensione da parte della maggioranza. Basta vedere in che modo in America si sono affermate, dopo essere state a lungo oppresse a costituzione invariata, le minoranze etniche o sessuali. Anche i «diritti umani» subiscono trasformazioni e, quando va bene, evoluzioni, per effetto di modificazioni della percezione che ne hanno le popolazioni.

Il punto critico è che la difesa dei diritti liberali non negoziabili è stata avvertita da settori crescenti della popolazione come espressione di interessi elitari ristretti. Questo, in Italia, è particolarmente evidente e senza una correzione di questa situazione o percezione, la pressione «populista», cioè identitaria, che interpreta il mandato maggioritario come estensivo al punto di superare le garanzie istituzionali sembra destinata a rafforzarsi. Anche l'uso esasperato dei poteri contrapposti a quelli delle istituzioni elettive, esercitati da settori della magistratura o da autorità sovrannazionali, finisce col mostrarsi controproducente. La libertà si difende con la libertà, si dice, ma questo è vero se la libertà non si contrappone pregiudizialmente al consenso.

Libertà e democrazia non sono necessariamente convergenti, per evitare che una prevalga sull'altra serve la politica, cioè la capacità di esercitare una senza offendere l'altra. È su questo che si valutano le qualità dei gruppi dirigenti, dello Stato e della società, e se si guarda a quelle che emergono, ma anche a quelle che sono state battute, c'è poco da stare allegri.

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