Alla Lega non serve stravincere. Perché gli avversari sono potenti e l'elettorato volubile
di Domenico Cacopardo26.7.2019 www.italiaoggi.it
«Tiene o non tiene?»
«Tiene.»
Più o meno questo è l'interrogativo che l'attesa seduta del Senato, nella quale il premier Giuseppe Conte ha riferito sul caso «Mosca» o «Moscopoli», suggerisce agli osservatori con risposta semincorporata..
Prima di cena, sia Luigi Di Maio sia Matteo Salvini hanno parlato ai loro simpatizzanti via Facebook. E i due discorsi (ormai è d'uso ammannire ai fan pistolotti senza contraddittorio, a parte le contraddizioni che ognuno manifesta con se stesso) denunciano una frattura verticale e piuttosto ampia.
Di Maio non rinuncia al «mood» inventato da Beppe Grillo e adottato, come uno stigma, dai suoi seguaci: buttarla in insinuazione. Ha infatti ricordato che qualche tempo fa la Lega fosse contro la Torino-Lione e che ora ha modificato la sua posizione entrando nel campo dei favorevoli «Chissà perché», insinuando cioè che ignote forze economiche e imprenditoriali hanno convinto Salvini e suoi con argomenti concreti e sostanziosi, come quelle tangenti, quei fondi neri che vengono adombrati nel caso Russia. Ma qui, nel caso Russia, Di Maio si è affrettato a dichiarare di aver fiducia nel socio di governo. Una posizione obbligata in questo secondo caso, almeno finché non ci sarà un'indiscutibile evidenza accusatoria. Per converso, Salvini - e a ragione - accusa i 5Stelle di essere la causa di un inescusabile ritardo nell'avvio di opere pubbliche da tempo programmate.
Un tema, questo delle infrastrutture molto delicato e caldo, sul quale la «perizia» politica del ministro Toninelli, ben coperto, nonostante tutto, da Luigi Di Maio, ha avuto modo di esercitarsi ampiamente. E in modo particolarmente contraddittorio, visto il feticcio dell'analisi «costi benefici» messo in campo, insieme al discusso prof. Marco Ponti.
Ebbene, nonostante l'opinione contraria di Ponti, Toninelli, cestinando la sua analisi, ha dato il via (salvo errori od omissioni) alla Tav Brescia-Verona, alla Variante di Valico (tra Genova e Milano) e al prosieguo dei lavori del Tunnel del Brennero.
Per quanto riguarda invece la gronda genovese (il by-pass che consentirebbe al traffico autostradale di aggirare il nodo del capoluogo ligure), benché Ponti lo consideri utile e strategico, Toninelli s'è pronunciato in via semidefinitiva contro.
Non c'è un filo logico in questo modo di procedere che non è solo proprio di questo ministro, ma è dei 5Stelle nel loro complesso. Basti pensare al caso Alitalia gestito personalmente da Luigi Di Maio: un disastro annunciato, di cui si conoscono perfettamente i termini, verso il quale il giovane e sconsiderato vicepresidente del consiglio sta marciando a tutta velocità.
«Terrà, non terrà?»
«Terrà», superando ogni incidente di percorso ogni drammatico scontro, ogni incompatibilità politica e anche morale, «sino al momento che Matteo Salvini giudicherà opportuno». In questo modo, i 5Stelle in crisi completeranno il percorso di autoannientamento, e la Lega rimarrà sola, vincitrice, in campo, con in mano il frutto proibito del potere non condiviso.
Un disegno semplice ed efficace che tuttavia si scontra e si scontrerà con i fattori non controllabili da Salvini, che sono già in essere e che si manifesteranno strada facendo. E non mi riferisco soltanto al «Fattore Giustizia», attualmente in lento, cauto e sommesso movimento in via Freguglia 1, Milano (sede della Procura della Repubblica), ma al «sentiment» generale che per ora corre come il vento in favore della Lega, ma che per fattori imprevedibili può cambiare.
È l'effimero per antonomasia e l'abbiamo visto in azione troppe volte negli ultimi anni per non tenerne conto. Tutto è legato a un filo tenue. Un filo tenue che passa all'interno dei 5Stelle e della Lega. Il Paese, intanto, «tiene» malamente, tra 100 difficoltà, ma, per ora, tiene.
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