Meno quattro giorni giustizia infinita e assoluta, quasi una giustizia divina che colpirà innocenti e colpevoli con l’abolizione della prescrizione…
Tiziana Maiolo — 28.12. 2019 ilriformista.it lettura2’
Meno quattro giorni. Nella notte in cui tutti in Italia, e nel resto del mondo con orari differenziati, festeggeranno l’arrivo del nuovo anno, entrerà in vigore nel nostro paese una nuova regola, quella della giustizia infinita e assoluta, quasi una giustizia divina che colpirà innocenti e colpevoli con l’abolizione della prescrizione. A un fallimento storico dello Stato che già rinuncia ogni anno a concludere circa 120.000 processi a causa della propria pigrizia e della propria incapacità, si aggiungerà l’impotenza perenne a giudicare, codificata in una legge. Cioè “fine processo mai”. Il ministro guarda sigilli Bonafede e i suoi ispiratori in toga non demordono: dal primo gennaio 2020, dopo il processo di primo grado, per condannati e assolti i termini di scadenza si fermeranno e si apriranno le porte di un limbo processuale infinito.
Il Partito democratico, il cui ultimo ministro di giustizia Orlando aveva già dilatato al massimo i termini di scadenza per i reati più gravi, ha presentato ieri ai partner di governo il suo brodino tiepido. Congeliamo la prescrizione per due anni dopo la sentenza di primo grado e un altro anno e mezzo dopo l’appello, hanno detto i dirigenti del partito. Chiarendo però che la loro non è neppure una vera proposta alternativa, come ha spiegato il responsabile giustizia del Pd Walter Verini, ma uno spunto per trovare poi un punto d’incontro nel vertice di maggioranza del prossimo 7 gennaio. Così, se il brodino si raffredderà ulteriormente, rischia di diventare secchiate di acqua gelata soprattutto nei confronti di condannati e assolti per i reati meno gravi. Perché è ovvio che se aggiungi due anni ai 17 già previsti per la corruzione, arrechi un danno notevolmente inferiore in proporzione rispetto a chi è stato processato per reati che prevedono la prescrizione dopo sei anni. Un altro risultato è che nei fatti si aboliscono i tre gradi di giudizio.