Coronavirus, la bomba a orologeria dei casi sommersi

Categoria: Italia

Ma come funziona il contagio del Covid-19? La rivista Science ha provato a spiegarlo

Federico Giuliani 19.3. 2020 ilgiornale.it

Inside the news, Over the world. Il nuovo coronavirus è altamente contagioso. Lo dimostrano i numeri dei pazienti infetti e le curve dei contagi: le cifre aumentano esponenzialmente giorno dopo giorno mentre le linee dei grafici continuano a crescere a vista d’occhio. Ma come funziona il contagio del Covid-19?

La rivista Science ha provato a spiegarlo. Innanzitutto è bene sottolineare che per ogni caso confermato di nuovo coronavirus è possibile che possano esserci altri 5-10 casi non individuati. Questi si suddividono tra quelli che la comunità scientifica chiama “casi sommersi”, cioè persone che hanno sintomi più leggeri e che neanche si accorgono di essere infetti, e gli asintomatici, ovvero soggetti contagiosi ma che non presentano alcun sintomo, né leggero tanto meno grave.

Entrambi, sia i casi sommersi che gli asintomatici, sono in grado di spargere il virus ai quattro venti. Alcune ricerche sottolineano come i casi non individuati siano responsabili nel complesso di quasi l’80% di tutti i nuovi contagi. Se tale ipotesi dovesse essere confermata, ecco un esempio calzante del reale scenario americano: negli Stati Uniti sono stati registrati 3500 contagi ma, calcolatrice alla mano, potrebbero essere 35mila se non di più.

I casi sommersi e i sintomi lievi

Il sunto principale è che per ogni caso confermato di Covid-19 possano essercene molti di più nascosti chissà dove. Il problema principale è che i soggetti non individuati, non sapendo di essere malati, continuano tranquillamente e inconsapevolmente a fare la loro vita: spostarsi, fare la spesa, incontrare persone e lavorare.

Lo studio citato sottolinea inoltre come i pazienti affetti da sintomi leggeri siano la metà dei casi confermati ma che nel complesso siano responsabili di quasi l’80% dei nuovi contagi. Gli autori del rapporto sono un gruppo di scienziati dell’Imperial College di Londra coordinati da epidemiologi della Columbia University di New York. Il paper in questione si basa su dati cinesi relativi ai mesi di dicembre e gennaio, ossia nel periodo in cui in Cina non erano ancora state varate le ferree misure di controllo sugli spostamenti e sui tamponi a tappeto.

 

Test a tappeto

Ebbene, nel periodo preso in esame, gli scienziati ritengono che circa sei casi su 7 di nuovo coronavirus non fossero riconosciuti. “Significa che se in America ci sono 3500 casi di covid-19 confermati – ha puntualizzato il coordinatore del lavoro, Jeffrey Shaman – in realtà ce ne potrebbero essere 35 mila in tutto”.

Sia chiaro: lo stesso rapporto può essere adattato a tutti i Paesi occidentali che hanno iniziato in ritardo a fare i tamponi o che non ne hanno fin qui fatti a sufficienza. La situazione non deve essere sottovalutata dal momento che “anche se si prende la malattia da una persona con sintomi lievi, questo non significa che la si prende in maniera leggera – conclude Shaman -. Potresti ugualmente finire in terapia intensiva”.

Ecco perché appare vitale incrementare al massimo il numero dei test su quante più persone possibile. Con un approccio del genere la Corea del Sud è riuscita a tenere a freno l’epidemia e oggi Seul è un passo dalla vittoria, proprio come Pechino.

Autore

FEDERICO GIULIANI