Le mascherine promosse dal Governo per la fase non passano i test di conformità: "Sono inefficienti", spiega un esperto in filtrazioni
Rosa Scognamiglio - 01/05/2020 - 17:03 ilgiornale.it
Il 'piano mascherine' messo a punto dal Governo in previsione della fase 2 fa acqua da tutte le parti. Ben 8 dispositivi di protezione individuale su 10 non proteggono dal virus: "sono da buttare", scrive oggi Patrizia Floder Reitter su La Verità.
Che le mascherine promosse dal commissario per l'emergenza sanitaria Domenico Arcuri avessero un costo insostenibile - 50 centesimi cada una - lo si sapeva già, ma che fossero addirittura inefficaci nessuno lo avrebbe mai giurato. Eppure, le dichiarazioni rilasciate a La Repubblica da Paolo Tronville, docente di ingegneria industriale che con altri 17 esperti è al lavoro nella task force istituita per certificare la conformità tecnica dei presidi di protezione individuale, lasciano pochi dubbi al riguardo: "sono inaffidabili", afferma senza mezzi termini.
Il professore, esperto di filtrazioni, si occupa proprio di valutare mascherine e camici assieme a scienziati dei materiali, esperti di microbiologia, di ingegneria chimica e di medicina del lavoro delle università di Torino, del Piemonte Orientale e di Bologna…...
... Ma prima di poter essere messe in vendita con apposita certificazione, i dispositivi dovranno superare i test di conformità normativa. E, al momento, quelli fabbricati a regola d'arte si conterebbero in punta di dita.
I test eseguiti dal Politecnico di Torino sono a dir poco disastrosi. Che il prezzo di vendita imposto dal Governo fosse incompatibile con il costo dei materiali utili alla produzione di presidi chirurgici ad hoc era prevedibile, meno che i cittadini rischiassero di ritrovarsi con uno straccio per la polvere sul volto.
"Abbiamo avviato un dialogo con l' Uni, l' ente di normazione italiano, per elaborare un metodo di prova riconosciuto, utile a concedere un marchio di qualità ai prodotti che raggiungono buoni livelli di efficienza. - continua Tronville - Potrebbe essere utile anche alle aziende che vogliono indicazioni per realizzare prodotti di qualità". L'80% delle mascherine controllate dal suo team sono inutilizzabili e inutili. Una doccia fredda per gli imprenditori italiani che hanno riconvertito gli impianti per produrre questi dispositivi senza direttive precise. La politica "finora animata dall' urgenza di rispondere al bisogno di mascherine dei cittadini, ha dato carta bianca alle aziende sulle caratteristiche, aprendo di fatto anche a prodotti privi dei requisiti minimi per avviare il percorso di certificazione - continua il professore - Anche in Piemonte arriveranno a maggio, attraverso il servizio sanitario, mascherine selezionate attraverso una procedura d' evidenza pubblica che però non richiedeva caratteristiche tecniche filtranti. Non saranno, insomma, neppure equivalenti a quelle più semplici, ma certificate e cioè quelle chirurgiche". Insomma, pare proprio che le tanto decantate mascherine da 50 centesimi servano a poco o nulla.