GOFFREDO BETTINI PD: "CONTE È IL LEADER PIÙ NUOVO, GUIDI UN'ALLEANZA ANTI-DESTRE"

Categoria: Italia

Investire tutto su Giuseppe Conte e sul rafforzamento dell'alleanza di governo. Si populismo addio riformismo

Fabio Martini per “la Stampa” 26.7.2020 lettura 3'

È l'influencer numero uno nelle scelte strategiche del Pd, oramai ha una linea diretta col presidente del Consiglio e ora, dopo la svolta maturata a Bruxelles, Goffredo Bettini esce allo scoperto e, con questa intervista a La Stampa, investe tutto su Giuseppe Conte e sul rafforzamento dell'alleanza di governo: «Ora il presidente del Consiglio è molto più forte: è il leader più nuovo di quelli in campo e sia lui a diventare il capo di una alleanza politica che sfiderà la destra».

La produttività è stagnante da decenni, il debito pubblico sale, la demografia e lo squilibrio territoriale sono allarmanti: davanti all'assist dell'Europa non pensa che proprio il Pd sia chiamato a scelte coraggiose, in discontinuità col quelle "conservative" che avete fatto, visto che negli ultimi 15 anni, siete stati 9 in maggioranza e avete espresso 4 premier?

«Sì, discontinuità. Questa è la partita che si sta giocando Zingaretti. Il nostro riformismo è stato debole e subalterno. Ora occorre crescere; abbiamo risorse su cui mai un governo ha potuto contare. È il momento di investire su un nuovo modello di sviluppo sostenibile e più giusto che non si incagli nella protezione delle rendite e in un assistenzialismo improduttivo. I titoli? Digitalizzazione, infrastrutture, innovazione e ricerca, formazione, università e scuola, crescita verde. Stiamo su questa strada. A maggio c'è stato un aumento del 42% della produzione industriale».

Volendo trasformare un'alleanza nata per caso in un'alleanza politica, se non ora quando?

«L'essenziale di ciò che è accaduto è questo: una svolta storica in Europa che supera definitivamente le politiche di austerità e tecnocratiche e afferma i principi della solidarietà e di un rischio comune. L'Italia ne è stata protagonista. Ha ottenuto ingentissime risorse. Conte, il governo ed anche il Pd si sono grandemente rafforzati da questo risultato comune. Le fibrillazioni di qualche tempo fa sono destinate a rimanere marginali. ».Conte guiderà l'Italia fino alla fine della legislatura. È naturale che se l'alleanza tra Pd e M5s ottiene buoni risultati, essa via via potrà diventare una intesa politica di lunga durata. Ecco perché mi dispiace che in alcune regioni si vada divisi alle elezioni

Si è aperta una "gara di idee" su come programmare il Recovery, ma lo sportello Mes è già operativo: perché il Pd non mette alle strette il presidente del Consiglio?

«Le risorse del Mes sono di grande importanza: non per moltiplicare nuovi progetti di spesa. Ne risentirebbe enormemente il debito pubblico italiano, già così carico. Ma per utilizzarle al posto di risorse che andrebbero reperite sul mercato a costi più alti».

Conte può diventare il capo di un nuovo schieramento politico, che si candiderà a guidare il Paese per la seconda parte di questo decennio?

«Guardi, nei mesi passati ho molto sostenuto Conte e il suo governo. Non solo perché non ci sono alternative credibili, ma perché il premier si è dimostrato libero da condizionamenti esterni e coraggioso nei momenti difficili: Covid, Autostrade, lotta in Europa. Conte deve restare nell'arena politica. Per certi aspetti è più nuovo e fresco rispetto alla classe dirigente che lo circonda. Sono sicuro che non vorrà fare un suo partito, ma rimanere il capo una coalizione competitiva per battere la destra».

Non pensa che l'alta considerazione che Conte ha di sé possa diventare insidiosa? Una esagerata autostima è costata cara a personaggi gratificati da alti consensi come Renzi e Salvini

«Esagerata autostima? Per come lo conosco mi pare con i piedi per terra e con la serenità di quelli che sanno di avere nella vita la loro professione e il loro autonomo prestigio».

Sulla riforma elettorale il Pd sostiene con passione un sistema che lascia mani liberissime ai capi-partito, sia nella scelta dei parlamentari con i listini, sia nella scelta dei governi: non le pare il massimo della partitocrazia? E fare una riforma soltanto per "sporcare" la vittoria degli avversari, non significa copiare il centrodestra nei suoi conclamati vizi?

«Renzi ha rotto un patto da lui sottoscritto e difeso. Ora non c'è più un vincolo di maggioranza da rispettare. Siamo tutti liberi, anche nel confronto con l'opposizione. Niente di drammatico. Chiarito questo, il bipolarismo italiano è stato anomalo e malato. I passaggi di campo innumerevoli. La paralisi delle decisioni ricorrenti. La scelta del proporzionale può mettere ordine, definire i rapporti di forza con chiarezza e favorire dopo le elezioni coalizioni più responsabili e trasparenti. La legge elettorale va fatta. Non si può tagliare metà dei parlamentari con il referendum e mantenere le cose come stanno. Resterebbero senza rappresentanza interi territori e chi vince prenderebbe tutto, fino alla possibilità di cambiare la Costituzione».