Il sogno era il grande economista, la realtà è Di Maio. Zingaretti: "Ora aiutiamo il Movimento a evolversi"
Laura Cesaretti - 19/08/2020 – ilgiornale.it
Tra lo scossone di Mario Draghi al governo Conte e la sempre meno sotterranea fronda interna al Pd che incalza il segretario sul patto con Di Maio, l'aria al Nazareno si è fatta improvvisamente agitata….
Subito dopo il voto per le regionali, avverte, «sarà inevitabile un congresso per darci un nuovo profilo riformista».
Il leader dem è avvertito: se il voto non andasse bene (con un Pd che perde regioni a favore del centrodestra), la fronda sotterranea diventerà sfida esplicita a Zingaretti e alla linea di appeasement con i Cinque Stelle. La reazione del vicesegretario dem Andrea Orlando è irritata: «Che ne dite di fare prima la campagna elettorale, e poi parlare di assetti interni?». Tutto è destinato a precipitare a fine settembre: con il bubbone scuola che rischia di esplodere, con il Mes su cui il Pd insiste sempre più ansiosamente sfidando l'opposizione grillina e lo stesso premier («Il premier prenda posizione e dica se ci sono le condizionalità che i grillini temono», incalza il capogruppo Delrio), e con l'ombra di Draghi sullo sfondo. Le parole, pesanti come pietre, dell'ex Bce vengono accolte da applausi liberatori dalla fronda dem, e da un lapidario monito dell'ex premier (e oggi commissario Ue) Paolo Gentiloni: «Ascoltare Draghi». Mentre fa impressione il silenzio imbarazzato di Palazzo Chigi e dello stesso stato maggiore dem. Che del resto tra Draghi e Gigino Di Maio ha già scelto.