Gli occhi della Cina puntati sui porti italiani

Che cosa importa ed esporta l'Italia? Da dove vengono le merci e dove vanno? La società di Shenzhen ha tutto nel database

GIULIA POMPILI 18 SET 2020 ilfoglio.it

Trieste, La Spezia, Gioia Tauro. Non solo personalità della politica e del business. Zhenhua monitorava anche il traffico nelle nostre infrastrutture. Con particolare attenzione per le merci che arrivano dall'Indonesia, e quelle che esportiamo in America. In Australia, però, non solo dati pubblici

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C’è una grossa parte del database cinese messo in piedi dalla Zhenhua, la piccola società tech di Shenzhen, in Cina, che è dedicata ai porti italiani. Come rivelato il 13 settembre scorso dal Foglio e da altri media internazionali, tra cui l’Australian Financial Review, il Telegraph e l’Indian Express, la raccolta delle informazioni non riguarda soltanto le persone e gli individui d’interesse, ma anche le infrastrutture. A osservare il tipo di informazioni inserite all’interno del database sembra che la società scelga alcuni porti e alcune tratte a cui dare più importanza rispetto ad altre, monitorando cargo e spedizioni. Gran parte di queste informazioni sono pubbliche – basta scaricare una app di tracking marittimo oppure accedere ad alcuni servizi simili disponibili gratuitamente online – ma qualche indizio sull’obiettivo della società cinese ce lo dà la scelta precisa del monitoraggio di alcuni porti e di alcune destinazioni.

I dati disponibili sembrano essere limitati al 2019, e secondo gli analisti potrebbe voler dire che altri dati all’interno del database non siano ancora stati decrittati oppure che la Zhenhua abbia fatto una specie di esperimento di monitoraggio limitato a un periodo di tempo. Il tema delle infrastrutture è molto importante quando si parla di Cina, ed è uno dei settori su cui politica e intelligence internazionale pongono maggiore attenzione: non è un caso se molti nomi delle Autorità portuali italiane sono inseriti tra i quasi cinquemila individui monitorati da Zhenhua. Nel database i cargo con destinazione Italia sono più di ottantamila. Si citano i porti di La Spezia, Genova, Trieste, Gioia Tauro, Napoli, Bari.

A parte qualche rara eccezione che arriva dalla Cina, a volte attraverso il Vietnam, per quanto riguarda le importazioni in Italia il database si concentra soprattutto su quello che arriva dai mastodontici porti dell’Indonesia. La merce arriva da Tanjung Priok, a nord della capitale Giacarta, da Tanjung Perak, il secondo porto più grande d’Indonesia che si trova a Surabaya, nella provincia di Giava orientale. E poi Tanjung Emas, Belawan. Ci sono i cargo di caffè, di parti di strumenti musicali, c’è il pesce spada congelato, i calamari, le stoffe: di ogni cargo che arriva in Italia viene riportato il valore della merce, in quale valuta è stato pagato, la società esportatrice, la destinazione finale, il nome del cargo e la bandiera. Ci sono soprattutto le importazioni della Era srl (settore automotive), della Geox, della Komatsu Italia (macchine agricole), Jelkom srl (calzaturificio all’ingrosso con sede a Prato), ma anche H&M e Ikea.

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Se il porto di Napoli è citato più di 1.500 volte nel database, quello di Trieste è citato 1.399 volte come destinazione finale. Nel 2017 l’allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha firmato il decreto per far tornare quello di Trieste porto franco internazionale, cioè con un regime di dazi piuttosto facilitato. Contestualmente la Java Biocolloid Europe, colosso indonesiano che tratta le alghe rosse per settore alimentare, farmaceutico e microbiologico, si è insediata per prima nel porto. Negli ultimi tre anni è accelerato però anche l’interesse della Cina per Trieste: durante la visita in Italia di Xi Jinping, nel marzo del 2019, è stata firmata a Roma un’intesa tra il porto di Trieste e il gruppo cinese China Communications Construction Company (Cccc), che avrebbe dovuto favorire la presenza cinese nel porto. Qualche mese dopo, a novembre a Shanghai, il presidente dell’autorità portuale di Trieste, Zeno D’Agostino, aveva siglato con la controparte cinese un accordo per “lo sviluppo di aree industriali sino-italiane in Cina, che saranno collegate al porto di Trieste e al sistema logistico italiano”.

Per quanto riguarda le esportazioni dall’Italia ci sono più di 95 mila dati. L’aspetto più interessante è che la maggior parte dei cargo monitorati ha come destinazione gli Stati Uniti, e i porti di Newark, Miami, Long Beach, Norfolk, Houston. Si va da componenti tecnologici all’olio d’oliva, dal poliestere ai cargo di Birra Peroni srl, di Barilla e di Friuli intagli all’export di vini di Giorgio Gori srl. Nella lista ci sono almeno un paio di cargo di vino della Genagricola e diretti negli Stati Uniti. Genagricola è la società agricola controllata delle Assicurazioni Generali.

L’attenzione del database della Zhenhua per i trasporti via mare è stata sottolineata dai media australiani. Secondo quanto riportato dalla Abc, nella lista dei cargo c’è anche il trasferimento, avvenuto nel marzo del 2019, di attrezzatura top secret dal Deep Space Communication Complex del governo di Canberra alla base della Nasa di Pasadena, in California. Clive Hamilton, docente della Charles Sturt University, ha commentato alla Abc che “il database contiene una grande quantità di dati sull’import-export”, ma “sembra non essere indiscriminato, è curato da persone sedute lì che decidono cosa tralasciare e cosa tenere”.

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