Palazzo ChigiIl modello italiano è uno stillicidio di anticipazioni, indiscrezioni e decreti biodegradabili a scopo di conferenza stampa

Categoria: Italia

I conti e i confronti sulla gestione della pandemia si faranno alla fine, ma non c’è dubbio che la curva delle dichiarazioni pubbliche, degli annunci veri e presunti, dei Dpcm a strascico che ha accompagnato tutte le scelte del governo abbia superato qualunque termine di paragone nel mondo

Francesco Cundari, 4.11.2020 linkiesta.it lettura2’

I conti e i confronti sulla gestione della pandemia si faranno alla fine, ma non c’è dubbio che la curva delle dichiarazioni pubbliche, degli annunci veri e presunti, dei Dpcm a strascico che ha accompagnato tutte le scelte del governo abbia superato qualunque termine di paragone nel mondo

Tutti presi dalla preoccupazione per l’inesistente Grande Fratello del tracciamento, inteso come onnipervasiva capacità di controllo del governo sui nostri spostamenti e sulle nostre vite (ma magari ce l’avesse mai avuta, una tale capacità), abbiamo sottovalutato l’effetto deflagrante del Grande Fratello installato a Palazzo Chigi, inteso come estenuante reality show, con gli interminabili monologhi del presidente del Consiglio, i bisticci tra ministri e presidenti di Regione, la guerriglia continua nascosta dietro i sorrisi di circostanza e gli appelli all’unità.

Una guerriglia condotta a forza di pettegolezzi, retroscena, interviste e conferenze stampa sempre più simili a un interminabile confessionale presidenziale, ma soprattutto attraverso una pioggia incessante di bozze, indiscrezioni e pseudoanticipazioni del Dpcm in preparazione.

Perché tre cose soltanto, in questa pazza pazza crisi, abbiamo imparato a considerare certe: 1) che c’è sempre un Dpcm in preparazione 2) che il numero dei Dpcm è tendenzialmente infinito 3) che ciò nonostante il numero delle conferenze stampa è sempre superiore a quello dei Dpcm, comprendendo anche le numerose false partenze, finte e controfinte, Dpcm abortiti sul nascere o comunque preferiate chiamarli (in pratica, quello delle conferenze stampa è un infinito di ordine superiore, come l’insieme dei numeri naturali rispetto all’insieme dei numeri pari).

I conti e i confronti sui risultati ottenuti, e le perdite umane ed economiche affrontate, si faranno alla fine, naturalmente. Ma non c’è da dubitare che la curva delle conferenze stampa, degli annunci veri e presunti, dei Dpcm a strascico, del costante e snervante caos disorganizzato che ha accompagnato sin dall’inizio tutte le scelte e le ancor più numerose omissioni del governo abbia superato qualunque termine di paragone nel mondo.

Eccolo qua, il vero modello italiano: il gioco a rimpiattino, in corso da giorni, da un’«anticipazione» all’altra, sull’imminente «coprifuoco» che avrebbe dovuto scattare alle 18, poi alle 20 ma forse anche alle 21, facciamo alle 22 e non se ne parli più.

L’increscioso gioco del cerino tra le Regioni che chiedono autonomia, ma solo quando si tratta di prendere decisioni facili e popolari, perché lockdown e zone rosse, ah no, quelle devono essere per forza decisioni di carattere nazionale. Soprattutto, però, l’autentico e imperituro modello italiano rifulge nel principio – già ben rappresentato da uno sketch dell’indimenticabile Gigi Proietti nei panni dell’avvocato difensore – secondo cui, quando i contagi scendono, è merito del governo, ma quando risalgono è sempre colpa dei cittadini.