Di Maio al Foglio: “Mai più gogna, chiedo scusa” “Sì: sull’arresto dell’ex sindaco di Lodi ho contribuito ad esacerbare il clima . Mi scuso i diritti sono diritti.
Le lettere al direttore del 28.5. 2021 ilfoglio.it
Basta con l’imbarbarimento del dibattito associato ai temi giudiziari”. Lettera del ministro degli Esteri
Al direttore - Ho letto la consueta rubrica di Maurizio Crippa, questa volta dedicata alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, nel 2016. Le scrivo perché ricordo bene quei giorni in cui la notizia del suo arresto portò diversi partiti italiani a chiederne le dimissioni. Nella stessa piazza, e nello stesso week-end, prima il Movimento 5 stelle con la mia presenza e il giorno dopo la Lega di Matteo Salvini, con Calderoli, organizzarono dei sit-in contro il dottor Uggetti fino a spingerlo, un mese dopo l’arresto, alle dimissioni. Con gli occhi di oggi ho guardato con molta attenzione ai fatti di cinque anni fa. L’arresto era senz’altro un fatto grave in sé, che allora portò tutte le forze politiche a dare battaglia contro l’ex sindaco, ma le modalità con cui lo abbiamo fatto, anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli.
Con grande franchezza vorrei aprire una riflessione che credo sia opportuno che anche la forza politica di cui faccio parte affronti quanto prima. Il periodo dell’arresto di Uggetti coincise con le campagne elettorali che nel 2016 coinvolsero le città di Roma, Torino, Napoli, Milano e Bologna: una tornata, lo ricorderà, senza esclusione di colpi, in cui si misuravano gli equilibri politici tra le forze nazionali. Anche io contribuii ad alzare i toni e a esacerbare il clima. Sul caso Uggetti fu lanciata una campagna social molto dura a cui si aggiunse il presidio in piazza, con tanto di accuse alla giunta di “nascondere altre irregolarità”. Ironia della sorte, quando terminai il mio comizio in piazza a Lodi, poche ore dopo, i media diedero notizia di un procedimento giudiziario per abuso di ufficio a carico di Filippo Nogarin, allora sindaco M5s di Livorno. Questo tuttavia non mi fermò e non ci fermò. La campagna di attacchi proseguì per settimane e si allargò al governo centrale.
Non vorrei essere frainteso, io sono fortemente convinto che chi si candida a rappresentare le istituzioni abbia il dovere di mostrarsi sempre trasparente nei confronti dei cittadini, e che la cosiddetta questione morale non possa essere sacrificata sull’altare di un “cieco” garantismo. Il punto qui è un altro e ben più ampio, ovvero l’utilizzo della gogna come strumento di campagna elettorale. Tutte le forze politiche avevano il diritto di chiedere le dimissioni del sindaco, ma campagne social, sit-in di piazza, insinuazioni, utilizzo di frasi al condizionale che suonano come indicative, con il senno di poi, credo siano stati profondamente sbagliati.
I mea culpa mancati del M5s sul sindaco di Lodi
Una cosa è la legittima richiesta politica, altro è l’imbarbarimento del dibattito, associato ai temi giudiziari. Un atteggiamento mediatico e pubblico che ha contagiato molte forze politiche in quegli anni, basti pensare ai giorni in cui Virginia Raggi finì al centro di inchieste giudiziarie – che di recente hanno visto una totale assoluzione per la prima cittadina – e alle posizioni assunte da alcuni partiti che si sono sempre definiti garantisti, salvo che con lei.
In cinque anni, purtroppo, da quella piazza a oggi, abbiamo assistito a tanti casi analoghi. “Scandali” in prima pagina, al centro del dibattito nazionale per mesi, chiusi con una assoluzione di cui non c’è traccia quasi da nessuna parte. Penso, ancora, al caso Tempa Rossa che coinvolse Federica Guidi, penso ai casi di diversi sindaci italiani, penso al caso Eni. Per me esiste il diritto della politica di muovere le sue legittime critiche e richieste, ma allo stesso tempo esiste il diritto delle persone di vedere rispettata la propria dignità fino a sentenza definitiva e anche successivamente.
I diritti, appunto, sono diritti e in quanto tali vanno rispettati; allo stesso modo ogni soggetto politico ha il dovere di dissipare ogni ombra sul suo operato senza mai nascondersi dietro a silenzi o scorciatoie mediatiche, soprattutto se sono la stampa e l’opinione pubblica a chiederne conto. Le scrivo la seguente lettera perché è giusto che in questa sede io esprima le mie scuse all’ex sindaco di Lodi e rivolga a lui e alla sua famiglia i migliori auguri per l’esito di un caso giudiziario nel quale il dottor Uggetti, con forza, tenacia e dolore è riuscito dopo anni a dimostrare la sua innocenza. Non è mia intenzione entrare in un dibattito sulla magistratura, visto che non attiene alle prerogative del sottoscritto in questo momento. E forse adesso qualcuno penserà che questa lettera è un atto dovuto per motivi legati a contenziosi giudiziari tra me e il dottor Uggetti. Non è così, non ho mai conosciuto Uggetti e non abbiamo contenziosi pendenti. Penso soltanto che glielo dovevo, da persona e da essere umano, prima ancora che da uomo delle istituzioni.
Al direttore - “I tre indagati hanno ammesso il delitto”, hanno riportato le agenzie per spiegare i tre fermi di Mottarone, anche se solo uno degli indagati è stato sentito dalla procura, mentre gli altri si dichiarano innocenti e saranno sottoposti agli interrogatori di garanzia solo sabato. Nel frattempo le indagini continuano da tre giorni senza sosta in una sorta di conferenza stampa permanente che procuratore e colonnello di Verbania tengono in collegamento televisivo all news. Forse se non li avessero fermati avrebbero potuto continuare a intercettarli, mentre ora salta la segretezza di atti appena raccolti come l’obbligo degli indagati a dire la verità, ma la discrezionalità della custodia cautelare ne giustifica l’abuso. Secondo la procura il fermo è motivato dal pericolo di fuga “anche in considerazione dell’eccezionale clamore a livello anche internazionale per l’intrinseca drammaticità” dell’incidente, drammaticità “che diverrà sicuramente ancora più accentuata al disvelarsi delle cause del disastro”. E siccome “lo hanno fatto per soldi – ha detto il pm – la pena sarà elevatissima” anticipando anche la richiesta di condanna. Esemplare poteva dire, visto che c’era. Per un atto criminale che tra i commentatori è già diventato politico, con movente il profitto, i soldi, il codice degli appalti, e le riaperture. Per una funivia che in un mese dalla ripartenza aveva condotto in vetta poche centinaia di appassionati con un biglietto di 20 euro. Un banale mezzo di trasporto pubblico, non una “multinazionale ingorda”, che per quel territorio rappresentava un simbolo di ripartenza più che una macchina di lucro. Come quando a Roma si incendia un autobus, per fortuna finora senza vittime. Ma il populismo penale a favore di telecamera con i veri responsabili delle indagini ormai indistinguibili dai giudici della tv, ha definitivamente confuso il processo in tribunale con quello mediatico, la necessaria rapidità nell’accertamento delle responsabilità con la fretta investigativa, un’intervista in un interrogatorio, la cannibalizzazione del dolore con le garanzie e la gogna per il colpevole con la ricerca della verità.
Annarita Digiorgio
Quello che più colpisce è il tentativo di trasformare una storia incredibile, con tutte le sue peculiarità e le sue specificità, in una storia utile a mostrare al paese la presenza di un movente assoluto, che coinciderebbe con l’idea dell’avidità criminale e della cultura del profitto assassina. E dunque la rappresentazione mediatica questo ci dice: a Stresa non c’è stato un errore imperdonabile dettato probabilmente da un’incoscienza senza scusanti, è stato senza alcun dubbio l’ideologia del capitalismo a uccidere sulla funivia.
Al direttore - Noi cattolici democratici abbiamo faticato per decenni – non senza incomprensioni e amarezze – per dire ai vescovi che non era opportuno dare indicazioni ai politici. Mai ci saremmo aspettati a quasi sessant’anni dal Concilio Vaticano II di vedere ex politici che danno lezioni di religione ai vescovi…
Giovanni Giardina
Al direttore - Trovo davvero stimolante la lettura che Carlo Stagnaro e Chicco Testa offrono del dossier dell’Aie sul traguardo “zero emissioni” per il 2050. L’obiettivo risulta davvero ambizioso alla luce delle attuali conoscenze tecnologiche. Gli operatori delle rinnovabili hanno il dovere di cogliere la sfida dell’innovazione. Tea Tek, l’azienda che mi onoro di rappresentare, vuole investire in innovazione tecnologica (Iot e nuovi materiali) per contribuire il più possibile alla transizione ecologica nei settori della produzione di energia solare e dell’ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche. Le politiche sostenibili dovranno rispondere anche a un’altra missione: la riduzione degli squilibri territoriali. Le infrastrutture per le rinnovabili saranno la nostra nuova autostrada del sole. Aree industriali dismesse, agri-voltaico, mobilità elettrica: il sud può essere protagonista della transizione ecologica e diventare trainante per il resto del paese, grazie alle risorse europee, riducendo il consumo di suolo, trasformando in ricchezza tutto ciò che, sino a oggi, è stato ritenuto uno svantaggio. Noi ci siamo!
Felice Granisso, ad di Tea Tek