Dibba o non Dibba. Conte e Casaleggio dimostrano che lo scontro dentro i Cinquestelle non ha alcun senso (come i Cinquestelle, del resto)

Categoria: Italia

Il capo di Rousseau dice che il M5s «ha dato la possibilità a migliaia di cittadini sconosciuti di rivestire ruoli prestigiosi e di potere impensabili». Come lo stesso ex premier. Impossibile dargli torto

Francesco Cundari 8.6.2021 linkiesta.it

La lettura delle ampie interviste rilasciate ieri da Giuseppe Conte al Corriere della sera e da Davide Casaleggio alla Stampa, all’indomani dell’accordo di separazione tra Movimento 5 stelle e Associazione Rousseau, dimostra come al fondo, nello scontro tra le due anime del grillismo, non vi sia nulla di così difficile da capire, o da decifrare, e nemmeno niente di particolarmente facile, perché semplicemente non c’è niente di niente. Almeno da un punto di vista politico, s’intende, è una vicenda che non ha, letteralmente, né capo né coda.

È naturale che adesso sostenitori e alleati dell’uno e dell’altro, e gli avversari dell’uno interessati a giocare di sponda con l’altro, e tutto il consueto corteo di analisti, portavoce ed esegeti più o meno interessati, ci spieghino le profonde motivazioni ideologiche del dissidio, le radici politico-culturali della contesa, le diverse visioni del mondo da cui originerebbe la diatriba, come si è fatto finora. Ma a leggere le parole dei protagonisti, stavolta, è difficile resistere alla sensazione che sia stato tutto un gigantesco equivoco.

È una sensazione fortissima, ad esempio, quando Casaleggio, con l’innocenza di un bimbo – in un’intervista fatta per domande e risposte scritte, in cui di conseguenza dobbiamo considerare che ogni parola è stata ben pesata e ponderata – dichiara: «Il modello del Movimento 5 stelle ha consentito di ottenere il 33% di fiducia del Paese e ha dato la possibilità a migliaia di cittadini sconosciuti, come lo stesso Giuseppe Conte, di rivestire ruoli prestigiosi e di potere impensabili».

Ecco, non avrei saputo dirlo meglio.