2-Giuseppe a volte deve sbroccare". E Conte prova a diventare più aggressiv. Grillo: "Avanti con Draghi fino al 2023: sta lavorando bene"
LUCA ROBERTO SIMONE CANETTIERI 11 NOV 2021 ilfoglio,it
1-Attacca il ministro dell'Interno, critica la sentenza del Consiglio di stato, se la prende con le energie rinnovabili. Il solito repertorio del leader della Lega per uscire dal cul de sac in cui l'ha infilato Draghi
La svolta imminente di Draghi sui balneari diventa una tagliola per Salvini
Sentendosi superato dagli eventi, Matteo Salvini cerca un qualche appiglio per rimanere a galla. Osserva le mosse del governo di cui fa parte e ogni giorno è costretto a compulsare, con i suoi collaboratori, la lista di cose o persone che vanno bersagliate per riacquistare centralità, non perdersi nel mare magnum del dibattito istituzionale che va avanti su direttrici precise: la manovra, il Pnrr, l'elezione del presidente della Repubblica. Va così componendosi meticolosamente la contro agenda del leader leghista, un modo per dire: "Guardate che io al governo ci sto ma non rinuncio a fare opposizione". Il solito canovaccio. Che poi è quello emerso pure con la presentazione del piano economico della Lega, con il segretario che mentre si discute di una svolta europeista, moderata, del suo partito, si presenta in conferenza stampa in compagnia di Alberto Bagnai. Come eradicare alla radice qualsiasi tentativo di darsi una nuova veste. Ma tant'è.
Così, adesso che Draghi deve calarsi ancor più nell'agone sfidando le incrostazioni dei balneari, e nel vortice della crisi energetica prendere decisioni che siano un compromesso tra ragioni di bilancio e principi di sostenibilità, come se ne esce Salvini? Dicendo che la sentenza del Consiglio di stato, quella che impone la partenza delle gare per l'assegnazione degli stabilimenti, "è imbarazzante, da quarto mondo". E si capisce subito il perché. Visto che è stato anche per via della sua convinta opposizione alla direttiva Bolkestein, all'epoca del governo gialloverde, che si decise per un ulteriore rinvio.
Un altro cavallo di battaglia della stagione salviniana di lotta e di governo? L'opposizione alla ministra Lamorgese. Per cui un giorno sì e l'altro pure c'è un leghista che si sveglia e ne chiede il passo indietro denunciando l'insufficiente gestione dell'ordine pubblico in una qualsiasi zolla d'Italia, di cui per qualche ragione finiscono ad occuparsi le cronache (vedi i rave di cui s'è parlato negli ultimi tempi). Solo che poi, come nel caso dell'attentatore di Cannes, si scopre che alcune delle responsabilità che Salvini addebita a questa gestione del Viminale sono tutt'al più rimandabili a quando al ministero c'era lui.
Ma non è finita mica qui. Perché è vero anche che, mentre a Glasgow la Cop26 a fatica cerca di trovare delle soluzioni che vadano oltre gli slogan di chi accusa i paesi più potenti del mondo di fare solo bla bla bla sulle tematiche ambientali, lui, il leader del Carroccio, ha già individuato la prossima barricata: le pale eoliche. “Sono un pugno in un occhio in uno dei paesaggi più belli al mondo. E togliere terreno agricolo, togliere campi, togliere verde per mettere i pannelli a terra è una roba che non si può vedere”, ha detto ieri. Saltando di palo in frasca. “Ci sono nel mondo 440 centrali nucleari. Il nucleare di ultima generazione non produce scorie ed è quello più sicuro al mondo, col minor numero di incidenti e di problemi. Io, rispetto a una pala eolica che mi distrugge il paesaggio sull’Appennino o nelle campagne, preferisco una centrale sicura”. Sarebbe anche un discorso sensato. Non fosse che la contro agenda di Salvini oramai è questo: un repertorio ristretto di battute.
2-"Giuseppe a volte deve sbroccare". E Conte prova a diventare più aggressivo
SIMONE CANETTIERI 11 NOV 2021
La nuova strategia comunicativa del capo del M5s: meno paludato e più pungente specie in tv. E' il tentativo dell'ex premier per non farsi risucchiare dalle sabbie mobili grilline
Grillo: "Avanti con Draghi fino al 2023: sta lavorando bene"
“Ogni tanto deve sbroccare”. Prego? “Sì, anche Giuseppe, specie quando va in tv, deve iniziare a essere più aggressivo”. Sarà dunque un Conte di fuoco, non più felpato e rassicurante, quello che vedremo nelle prossime settimane? I fedelissimi dell’ex premier assicurano che il cambio di strategia comunicativa è partito. Il capo del M5s deve scrollarsi di dosso una serie di fantasmi che non gli danno tregua: l’uscita da Palazzo Chigi per mano di Matteo Renzi, i giudizi impietosi di Beppe Grillo, i giochi di interdizione di Luigi Di Maio, i malumori delle truppe che dimostra di non saper tenere. Sicché, “a volte se fa un po’ il pazzo e alza i toni fa bene”, racconta chi ha partecipato alle riunioni ristrette dell’Avvocato del popolo. Conte infatti rischia di essere uno dei rarissimi casi di quasi leader mai nato. La proverbiale lentezza nei passaggi politici, come dimostrato in questi mesi di limbo, potrebbe logorarlo. Diversi parlamentari grillini, categoria che vive di cattivi umori e recriminazioni, tratteggiano un futuro a tinte fosche per Conte. L’appuntamento con l’elezione del capo dello stato assume contorni da big bang per il Movimento, la prima forza del Parlamento, che al momento brancola nel buio. Nel Transatlantico riaperto si possono incontrare colonnelli di Forza Italia pronti a dire che la mano de dios per far salire il Cav. al Colle potrebbe arrivare, nel segreto dell’urna, proprio da truppe di pentastellati. Giocherebbero un tiro mancino al leader: votare Berlusconi. Per dispetto, per sfregio. Per dimostrare che la parabola del nuovo presidente grillino è arrivata ai titoli di coda. Fantapolitica? Da Forza Italia ridono e accarezzano il sogno proibito, convinti che anche dal Pd potrebbero arrivare aiuti insperati, sempre nella logica della ripicca nei confronti di Letta.