2-Non si comprende la storia se la si riduce al banale conflitto tra buoni e catti 3- C’era un tempo in cui le gran signore ordinavano un capo in base al suo fruscìo, per l’effetto. Oggi vogliono che sia instagrammabile
6.2.2022 ilfoglio.it lett3’
1-L'avvocato del popolo prepara l'assemblea della settimana prossima per confrontarsi con il rivale interno. Intanto all'orizzonte ha una brutta notizia: Arcuri pronto a saltare da Invitalia
Il capo del M5s a Palazzo Chigi per parlare dell'agenda di governo. Convitato di pietra: il ministro degli Esteri. Poi il pranzo con Letta dopo gli scontri sul Quirinale
Eccoli. Da soli per un’ora a Palazzo Chigi. Sono il premier e il suo predecessore. Mario Draghi riceve Giuseppe Conte. L’uomo che – “niente di personale” – gli ha sbarrato la strada del Quirinale. È la terza volta che si vedono. Il capo del M5s assicura lealtà all’esecutivo (niente opposizione), chiede segnali concreti sul caro bollette e si sente rincuorare, ma anche ripetere che non ci sarà uno scostamento di bilancio. Conte ha solo un problema: il ministro degli Esteri. Draghi, al contrario, ritiene che stia lavorando bene. Giro di chiave: blindato…. SIMONE CANETTIERI 05 FEB 2022 ilfoglio.it
2- ISPIRAZIONI DA NETFLIX
Non si comprende la storia se la si riduce al banale conflitto tra buoni e cattivi
GIOVANNI BELARDELLI 05 FEB 2022
Il semplice ribaltamento di prospettiva tentato dalla critical race theory non ci conduce affatto a una comprensione storica completa
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Fascismo, vaccini, gender. S'avanza l'opinionista che parla, straparla ma non sa
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Achi ha visto il film “Don’t look up!” difficilmente sarà sfuggita una battuta, degna di Donald Trump, pronunciata dal colonnello incaricato di una missione suicida per salvare la Terra: “Saluto – dice costui dopo essere stato lanciato nello spazio – tutti e due i tipi di indiani. Quelli con gli elefanti e quelli con arco e frecce. Perché non avete mai unito le forze? Sarebbe stato fantastico”. Benché messe in bocca a un personaggio volutamente grottesco, queste parole saranno risultate sgradevoli per i nativi americani “con arco e frecce”, ma anche per quel mondo accademico statunitense in cui prospera da tempo la critical race theory, cioè la reinterpretazione della storia americana che denuncia il pregiudizio razziale come fondamento dell’esistenza stessa degli Stati Uniti e condanna qualunque tipo di stereotipizzazione etnica. Quella battuta sembra indicare come Netflix, la piattaforma che offre il film in streaming, proprio per il fatto di dover ottenere il gradimento (e gli abbonamenti) di un pubblico ben più ampio di quanti vivono nei campus americani o lavorano nelle redazioni dei giornali liberal, sia in grado di opporre una qualche resistenza ai dettami del politicamente corretto. Lo confermerebbe il fatto che il film “The Closer” di Dave Chapelle, accusato d’essere transfobico, non è stato eliminato dalla programmazione di Netflix. E lo conferma pure la recente serie “The Chair” (La direttrice), che racconta, con molta prudenza ma senza indulgere ai dogmi della cancel culture, la vicenda di un professore messo alla gogna dai suoi studenti. GIOVANNI BELARDELLI 05 FEB 2022
- IL FOGLIO DELLA MODA
L'eredità difficile delle grandi dive. La riflessione con Maurizio Galante
C’era un tempo in cui le gran signore ordinavano un capo in base al suo fruscìo, per l’effetto. Oggi vogliono che sia instagrammabile ANTONIO MANCINELLI 05 FEB 2022
Nel 2020, un ironico destino ha ordito una trappola contro Andrew Bolton, curatore del Costume Institute al MET di New York, che ogni anno sceglie il tema della mostra da cui prende origine anche il celeberrimo Met Ball, il gran ballo inaugurale organizzato da Anna Wintour che, ahinoi, ormai pare più adatto al gossip - “ma come s’è conciata?” – che allo standing sociologico a cui aspira. Nell’anno in cui il tempo si è fermato, Bolton ha scelto di intitolare la mostra Fashion and Duration, per esplorare come gli abiti generino associazioni che confondono passato, presente e futuro (da maggio è stata poi rimandata a novembre, ma in modalità molto sottotono). Punto di partenza: l’utilizzo del concetto di durée concepito dal filosofo Henri Bergson, secondo il quale “la durata è la stoffa stessa della realtà”, idea che fece storcere il naso agli storici e a chi confidava nelle magnifiche sorti e progressive: detestarono l’idea di una temporalità interiore, impossibile da misurare, in cui tutto si sovrappone nella liquidità della coscienza e non svanisce nel nulla, ma si accumula ed è indivisibile. Poteva andare storto agli intellò dell’epoca, ma è una definizione perfetta per quell’espressione della creatività umana che, con il tempo, forse intrattiene la relazione più controversa: la moda. Da cui, chiacchierata necessaria con chi, in questo tempo bergsoniano, sincretico, si muove con abilità massima e grazia schiva, Maurizio Galante.