1-MEETING DI RIMINI Salvini vuole ripensare le sanzioni contro la Russia. Tajani al Foglio: "No, non vanno tolte"

Categoria: Italia

2-Scarpinato, Di Matteo, Ingroia e gli altri confratelli. Risse elettorali all'antimafia. La diaspora elettorale dei pm chiodati. Salvatore Borsellino non sa più chi votare

23 AGO 2022 C. Caruso e G. Sottile ilfoglio.it

Chiedo di valutare lo strumento delle sanzioni", dice il leader della Lega dal meeting di Rimini. Ma nella coalizione c'è l'argine di Forza Italia. E Letta replica: "La cosa peggiore è dare segnali di cedimento a Putin. Non dobbiamo cambiare linea"

Rimini. Arriva al Meeting di Rimini e la dice enorme. Matteo Salvini vuole ripensare le sanzioni contro la Russia di Putin. Rispondendo a una domanda dei giornalisti il leader della Lega dice “chiedo di valutare lo strumento delle sanzioni”. Si appella a Bruxelles per stemperarla. “Spero che Bruxelles stia facendo una riflessione”.

Il senso del suo ragionamento è che le sanzioni stanno gravando sugli Stati europei. “Sulle sanzioni bisogna guardare i numeri. Per la prima volta nella storia il sanzionato ci guadagna”. Lo ferma a strettissimo giro il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani. Quando il Foglio gli chiede se condivide l’opinione di Salvini, Tajani, risponde con un secco no: “Le sanzione non vanno tolte. La Federazione Russa deve capire la gravità della sua aggressione. Non c’è pace senza giustizia”. Letta replica a Salvini, sullo stesso palchetto e dopo pochissimi minuti: “La cosa peggiore è dare segnali di cedimento a Putin. Non dobbiamo cambiare linea. Significherebbe darla vinta a Putin. Putin sta ricattando l’Italia”. Ma sulla politica estera qual è l’agenda del centrodestra?... CARMELO CARUSO

2-LISTE CON TRATTATIVA Scarpinato, Di Matteo, Ingroia e gli altri confratelli. Risse elettorali all'antimafia

La diaspora elettorale dei pm chiodati. Salvatore Borsellino non sa più chi votare

Maria Falcone, il volto più gentile e cerimonioso dell’antimafia militante, ha scritto una nota dolente perché l’ex procuratore Pietro Grasso, miracolato da Pier Luigi Bersani nel 2013, non è stato ricandidato al Senato della Repubblica. Ce ne faremo una ragione. A Grasso non è andata poi tanto male: per cinque anni è stato al vertice di Palazzo Madama; porta a casa le onorificenze che spettano legittimamente a chi ha ricoperto la seconda carica dello Stato e un ricco, ricchissimo vitalizio. What else? La sorella di Giovanni Falcone, il giudice dilaniato nel maggio del ’92 a Capaci dal tritolo mafioso, avrebbe potuto consolarsi con il turn over messo in moto in queste ore dal Movimento cinque stelle: esce da Palazzo Madama Pietro Grasso e al suo posto entrano due campioni dell’antimafia, altrettanto intrepidi e titolati… GIUSEPPE SOTTILE