Oro di Mosca. Excusatio non petita, accusatio manifesta. -Burocrazia, ambientalisti e procure: il non detto dietro il disastro nelle Marche
20 SET 2022 Llettere Direttore ilfoglio.it lett3’
Al direttore - Oro di Mosca. Excusatio non petita, accusatio manifesta..Luca Marroni
Effettivamente il mistero resta. Draghi ha parlato di pupazzi prezzolati della Russia. Senza fare nomi. E chi ha risposto a Draghi, mostrando grande indignazione? Solo un politico. Avete indovinato quale?
Al direttore - Aggiungo all’interessante analisi di ieri sulla probabile e inedita affermazione di due partiti “scissionisti” (FdI e Terzo polo) tale da configurarli come “i protagonisti di un’Italia futura”, un ulteriore elemento di riflessione. La Seconda Repubblica è morta e sepolta. Siamo all’inizio di un nuovo ciclo politico, ma, a eccezione del Terzo polo, l’offerta è la stessa di prima, con antichi difetti oggi esaltati in uno sconcertante bipopulismo. Non può funzionare. E’ chiaro che l’attuale sistema politico si disarticolerà ed è chiaro che l’unica novità di questa campagna elettorale (Carlo Calenda) diventerà il perno di, come ha vaticinato, “un’Italia futura”. Un’Italia consegnata non alla demagogia ma al buon senso.
Andrea Cangini, senatore di Azione
Vedo però un problema, caro Cangini. L’attuale sistema politico si potrà disarticolare solo a condizione che entri in sofferenza chi vincerà le elezioni. Ma secondo lei un Parlamento più piccolo, con un gruppo parlamentare maggiormente controllato rispetto al passato, offre maggiori o minori garanzie che questo possa accadere? Risposta esatta. A meno che lei non abbia visto in questi giorni sondaggi che io non ho visto. Un caro saluto.
-Burocrazia, ambientalisti e procure: il non detto dietro il disastro nelle Marche
ERMES ANTONUCCI 20 SET 2022 ilfoglio
Lentezze burocratiche, opposizione di comitati cittadini e ambientalisti, interventi della magistratura: dietro la tragedia dovuta all'alluvione nelle Marche non si cela soltanto il disinteresse della politica per il territorio
Lentezze burocratiche, opposizione di comitati cittadini e ambientalisti, interventi della magistratura. C’è un’altra parte della storia della tragedia dovuta all’alluvione nelle Marche (undici persone morte, altre due ancora disperse) che merita di essere raccontata. La prima parte l’abbiamo raccontata il giorno seguente al disastro, svelando l’esistenza di una delibera adottata il 25 marzo 2016 dalla Regione Marche che aveva previsto interventi per prevenire il rischio di un’esondazione del fiume Misa. Proprio quello che è fuoriuscito dagli argini giovedì sera, provocando morte e distruzione, e che già era esondato il 3 maggio 2014, causando due vittime. Il piano approvato dalla giunta individua come principale intervento la realizzazione di un sistema di aree di laminazione, vale a dire una serie di vasche che consentono di trattenere le acque in eccesso in caso di piena. Il piano prevede inoltre lavori di manutenzione straordinaria degli argini e dell’alveo fluviale. Dopo sei anni, però, gran parte degli interventi ancora non sono stati realizzati.