GIROTONDO AZIENDALE Le imprese del Veneto puntano su Meloni: “Porta novità e un governo forte”

Categoria: Italia

-CRISI ENERGETICA No, sul gas non andrà tutto bene. Parla Paolo Scaroni. Il price cap sfumato. L’europeismo ammaccato- Il piano da 200 miliardi contro la crisi energetica non ha alcun respiro europeo

1-10—2022  Cerasa e Gottardin ilfoglio.it lett3’  

Lega dimenticata, fiducia nella nuova squadra e quel fil rouge con Draghi: “Giorgia darà seguito alla stagione di riforme”, concorda il tessuto produttivo del nordest. “Crisi energetica? Combattere la speculazione e scegliere una diversificazione intelligente”

FRANCESCO GOTTARDI 01 OTT 2022 ilfoglio.it

Altro che effetto panico delle destre. “Ho scritto a Giorgia Meloni per complimentarmi del risultato elettorale”, dichiara Renzo Rosso, fondatore della casa di moda Diesel e colosso dell’imprenditoria veneta. “Siamo tutti curiosi di vedere la prima donna premier”, gli fa eco Mariacristina Gribaudi, amministratore unico di Keyline, che da Conegliano produce chiavi verso tutto il mondo. Mentre Andrea Campello, numero uno dell’omonimo gruppo automobilistico veneziano, si dice “sollevato di avere finalmente un esecutivo con i numeri per governare”. Insomma, a sentire il suo tessuto produttivo sembra che il nordest sia da sempre la terra promessa di Fratelli d’Italia. E la Lega, chi se la ricorda più…..

-CRISI ENERGETICA No, sul gas non andrà tutto bene. Parla Paolo Scaroni

CLAUDIO CERASA 01 OTT 2022

    

Il price cap sfumato. L’europeismo ammaccato. Il caro energia che resterà e gli errori da non ripetere per governare una rivoluzione vera (la Germania è un alibi). Orientarsi nel mondo che cambia. Chiacchierato con l'ex amministratore delegato di Enel e Eni

"Voi del Foglio mi sembrate un po’ troppo ottimisti”, dice Paolo Scaroni (già amministratore delegato di Enel, già amministratore delegato di Eni, oggi tra le molte cose anche presidente del Milan). Ribattiamo: dice sul governo Meloni? “No, sul governo del gas”. Nel senso che dovremmo essere più pessimisti? “Nel senso che sarebbe il caso di capire come siamo arrivati fin qui, cosa abbiamo fatto per evitare quello che sta succedendo, cosa possiamo fare per non aggravare ulteriormente i problemi che abbiamo”. E’ pessimista su quello che è stato fatto finora o su quello che potrebbe capitare da ora in poi? “Sono realista. Se mi dedica qualche minuto uniamo qualche puntino e proviamo a ragionare sul futuro”. Prego. “Il punto in cui ci troviamo oggi è purtroppo facile da inquadrare. Il famoso price cap a livello europeo è chiaro che non ci sarà e la colpa non è della Germania, che ha fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi paese in difficoltà poco indebitato, cioè usare il suo debito per risolvere problemi nell’immediato, ma la colpa è di chi non è riuscito a capire con anticipo quello che inevitabilmente sarebbe successo”. Sta criticando le sanzioni? “Sto criticando chi, avendo fatto le sanzioni, non si è preoccupato di prevenire conseguenze prevedibilissime”.

- Il piano da 200 miliardi contro la crisi energetica non ha alcun respiro europeo

REDAZIONE 01 OTT 2022

    

La mossa tedesca rischia di essere distorsiva del libero mercato perché punta a sostenere le aziende tedesche, e solo quelle, davanti alla sfida del caro energia. Scholz si ricordi che il ruolo della Germania è guidare un’Europa compatta e non divisa fra virtuosi e indebitati

C’è stato un lungo periodo in cui i tedeschi non volevano tirare fuori i soldi dalla cassaforte per nessuno. Alla testa delle Finanze c’era Wolfgang Schäuble, contrario anche agli investimenti interni: a nulla valevano gli appelli della Commissione Ue, dell’Ocse e dell’Fmi affinché Berlino favorisse la domanda e non solo l’export. L’èra Schäuble tutta austerità e pareggio bilancio coincise con la fine della crisi dei subprime, seguita a ruota dalla crisi del debito sovrano europeo. Se non li aveva spesi per le autostrade, i ponti e le ferrovie tedesche, figurarsi se lo avrebbe fatto per salvare Atene: fu Schäuble a spiegare che il ritorno della dracma non sarebbe stata una tragedia. A fargli cambiare idea furono il whatever it takes di Mario Draghi e Angela Merkel. Lasciare che il mercato affossasse la Grecia avrebbe creato un precedente pericoloso quando in ballo fosse entrato un paese come l’Italia: Merkel, persona in grado di cambiare idea, lo capì. Le manifestazioni nelle piazze greche con i cartelloni raffiguranti l’allora cancelliera con i baffetti alla Hitler fecero il resto, e ad Atene fu permesso di restare nell’Eurozona.