Il rigassificatore di Piombino si farà: via libera dalla Conferenza dei servizi

Categoria: Italia

Parere favorevole con prescrizioni all'infrastruttura che servirà a ricevere il Gnl alternativo al gas russo. "Tra lunedì e martedì mattina firmerò l'autorizzazione", dice il commissario e presidente della Toscana Eugenio Giani

21.10.2022 vari da ilfoglio.it lettura4’

"La Conferenza dei servizi si è conclusa con parere favorevole con prescrizioni, quindi con esito positivo per la collocazione della nave rigassificatrice a Piombino. La nave rimarrà in esercizio per tre anni e entro 45 giorni, per prescrizione assoluta, Snam deve indicare dove montare la piattaforma offshore". Lo ha annunciato il presidente della Toscana Eugenio Giani, nella sua veste di commissario straordinario per il progetto per il rigassificatore a Piombino (Livorno), al termine della seduta conclusiva della Conferenza dei servizi, che si è svolta a Firenze, nella sede della presidenza della Regione. Passa dunque la richiesta di liberare entro tre anni il porto dall'incombenza della nave, che dovrà essere poi spostata al largo delle coste toscane.

"Il parere della Conferenza dei servizi – ha aggiunto Giani – è presupposto assoluto perché io rilasci l'autorizzazione. Tra lunedì e martedì mattina, dopo l'approvazione del 'memorandum Piombino' da parte della Giunta regionale, firmerò l'autorizzazione". Il presidente della Toscana ha spiegato che "le prescrizioni sono ampie e articolate e riguardano la sicurezza, la compatibilità ambientale e la prevenzione di tutto ciò che possa comportare danni".

Parlando al Foglio, pochi giorni fa Giani ha spiegato quali sono le opere e le richieste che saranno inserite nel "memorandum Piombino": “Bonifiche per l’area siderurgica intorno al porto, la realizzazione di una variante stradale che collega l’Aurelia direttamente alla darsena e alle banchine del porto senza passare dal centro della città, così da decongestionare il traffico pesante e quello turistico. Poi impianti di energia rinnovabile che può realizzare lo stato o le sue partecipate a servizio di un’area fortemente industrializzata, si pensi solo alle acciaierie. Infine sconti per l’energia di cittadini e imprese: abbiamo chiesto che venga tagliata il 50 per cento della bolletta”.

L'autorizzazione attesa per la prossima settimana permetterà a Snam di avviare i lavori. I tempi sono stretti e come ha spesso ricordato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani l’entrata in funzione del rigassificatore entro la primavera del 2023 è fondamentale per la sicurezza energetica del paese, che si prepara a ricevere il gas naturale liquefatto per sostituire parte dei volumi prima importati dalla Russia. Da Piombino dovrebbero essere immessi nella rete del gas 5 miliardi di metri cubi all’anno. MARIA CARLA SICILIA 21.10. 2022 ilfoglio.it lett2’

- Buone notizie per il Mef: a Giorgetti non serve l'interprete. Il passato inguaia la destra

21 OTT 2022 Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Ho letto, caro Cerasa, che il prossimo ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non conoscerebbe bene l’inglese. Non mi sembra un problema da poco, per chi avrà forse il compito di parlare anche, e direi soprattutto, con i mercati.

Mario Perroni

In verità, le cose dovrebbero essere differenti. Giorgetti, negli ultimi giorni, ci ha fatto sapere che parla bene l’inglese e anche “fluentemente” il francese (chiedere per credere al ministro Le Maire, ci è stato detto, che però è noto anche per parlare un ottimo italiano) e persino il tedesco, anche se non benissimo. L’interprete, ci è stato infine riferito, è stato usato da Giorgetti, al Mise, è vero, ma solo quando il suo interlocutore non parlava inglese. Buona notizia. E un piccolo motivo in più per augurarsi che il ministro politico del governo Meloni sia proprio lui. Perché serve un politico al Mef? Per la ragione che abbiamo già spiegato qualche giorno fa: per evitare che un governo a trazione populista porti avanti politiche irresponsabili, avere come ministri in alcuni ruoli-chiave politici che saranno direttamente responsabili delle azioni del proprio governo – Giorgetti al Mef, Salvini al Mite – costringerà i partiti meno responsabili ad assumersi inevitabilmente le proprie responsabilità.

  

  

Al direttore - Non minimizziamo, per favore, il valore dell’atto simbolico compiuto da La Russa nel momento della nomina alla Seconda carica dello stato. E’ vero, la svolta era stata compiuta da Fini, presidente della Camera, quando nel 2008 parlò del 25 aprile come “festa della libertà di tutti gli italiani”. In quell’occasione scrisse parole nettissime, definendo la Resistenza una guerra civile in quanto scontro “tra due diverse idee di nazione. L’una, nutrita dal nazionalismo fascista, conduceva all’espansionismo, al razzismo e all’annullamento dei diritti dell’uomo. L’altra, indissolubilmente legata ai valori della libertà e della democrazia, portava alla costruzione di una nuova stagione di progresso civile per l’Italia. E non c’è dubbio che l’idea giusta fosse la seconda, perché da allora non fu più possibile pensare alla patria separatamente dalla democrazia”. Ma Fini fu poi distrutto da Berlusconi e abbandonato dai seguaci anche per le posizioni, giudicate troppo avanzate, che aveva assunto su questioni come i diritti civili. E quando, nel 2012, alcuni di questi fondarono Fratelli d’Italia, quella fiamma nel marchio (la fiamma che secondo Fini si sarebbe presto dovuta togliere dal simbolo di An) indicava piuttosto il richiamo al Msi, a tutto ciò che Fini aveva voluto lasciarsi alle spalle. Ora toccava a Ignazio Benito La Russa, memoria storica di quella tradizione, pronunciare parole altrettanto nette e questa volta definitive: l’omaggio a Pertini, il partigiano più odiato dalla destra neofascista per il ruolo avuto nella condanna di Mussolini; il ricordo delle vittime di quegli aberranti anni Settanta di cui lo stesso La Russa fu protagonista a Milano; il riconoscimento di tutte le date celebrative della Repubblica – 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno – con la proposta di unire a esse il 17 marzo, festa dell’Unità d’Italia. Per 75 anni una parte degli italiani aveva preteso di rimuovere il carattere costitutivo della Repubblica, semplicemente considerando il fascismo una questione del passato. Il 13 ottobre il breve discorso di La Russa ha decretato la fine della destra afascista, anomalia italiana nel contesto europeo, sgombrando il campo alla sua giovane leader che dovrà formare il governo.

Enea Dallaglio

Il discorso di La Russa da presidente del Senato, così come quello di Lorenzo Fontana da presidente della Camera, sono stati all’altezza del momento (non all’altezza sono state invece le parole dei due presidenti fuori dalle loro Camere, con Fontana che è arrivato addirittura a criticare le sanzioni contro la Russia in diretta tv). Resta il fatto che se il centrodestra avesse voluto, davvero, segnare un passo in avanti verso una stagione di discontinuità rispetto al suo passato avrebbe dovuto preoccuparsi di trovare qualcuno capace di mostrare con chiarezza una volontà esplicita di segnare una svolta rispetto al passato estremista. Così non è stato. Speriamo lo sia il governo. Brividi.

Al direttore - Ho letto la sua risposta alla mia lettera su Opzione bisex. Faccio però notare che Draghi nella sua proposta non prevedeva che gli uomini potessero andare in pensione a 58 anni, ma almeno a 63. Non è una piccola differenza.

Giuliano Cazzola

Abbattuto il muro localista della sinistra e cinque stelle : NO qui ma andate da un’altra parte ! Priorità ai problemi della Comunità su quelli egoistici dei Comuni.